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Riduci Diario del Sottosuolo

Portale dedicato a tutti i cercatori che necessitano di un pò di materiale per formarsi e nutrirsi... una specie di compendio di ricerca personale condiviso

Questo è il luogo in cui prorompe la voce di un’anima assetata di verità che vive la propria affannosa ricerca nel “sottosuolo” di se stessa, scavando attraverso l’enigma dell’esistenza, l’infinito della conoscenza, l’irraggiungibile bellezza dell’arte e i tortuosi meandri della società, con la brama di riportare alla luce autentici tesori depositari di verità dimenticate. Riflessioni, intuizioni, confessioni dal profondo rimaste inespresse ...

Da Stefano Andreoli - Diario del sottosuolo il 17/09/2011

(VIII) Quando è ora di partire...

 

“O notte! o rinfrescanti tenebre! Voi siete per me il segnale di una festa interiore, siete la liberazione da ogni angoscia! Nella solitudine delle pianure, nei labirinti di pietra di una grande città, scintillio di stelle o esplosione di fanali, voi siete il fuoco pirotecnico della dea Libertà!
Crepuscolo, come sei dolce e tenero! Le luci rosate che indugiano ancora all'orizzonte come l'agonia del giorno sotto l'oppressione vittoriosa della notte, le fiamme dei candelabri che minacciano con un rosso cupo le ultime glorie del tramonto, i pesanti drappeggi che una mano invisibile attira dalle profondità dell'Oriente, imitano tutti i complicati sentimenti che lottano dentro il cuore umano nelle ore cruciali della vita.
O potrebbero sembrare le bizzarre vesti di una danzatrice, la cui trasparenza lascia intravedere, smorzati e velati, gli splendori di un abito stupendo, come al di sotto del nero presente traspare il passato delizioso; e le vacillanti stelle d'oro e d'argento di cui è cosparsa la Notte, rappresentano quei fuochi della fantasia che si accendono davvero solo nel suo lutto profondo.”
  C.Baudelaire – Lo spleen di Parigi

Solitamente si pensa al viaggio come ad una delle tante possibilità estive per rilassarsi dopo un anno passato ad alienarsi in un grigio ufficio, per raggiungere finalmente un vero divertimento rifacendosi dalla noia accumulata faticosamente, o per andarsi a cacciare chissà quali bellezze nel mondo con la speranza che siano in grado di alleviare qualche nostro male interiore. Tutto ciò ha a che fare con qualcosa d’esterno, una meta o un luogo su cui proiettiamo sogni e desideri, dimenticando però che il viaggio è prima di tutto una lunga e ripida discesa verso quella che è la parte più profonda di noi stessi. Il viaggio è una domanda continua che irrompe in un’esistenza intorpidita e distratta e che obbliga a ripiegarci su noi stessi come del metallo fuso a cui si tenta con fatica di dare forma. Si direbbe quindi, come suggeriva Dostoevskij, che più della meta ha valore il percorso intrapreso per essa: viaggiare significa spezzare violentemente con tutti i costosi compromessi imposti dal nostro sistema sociale, abbandonare comodità, abitudini e sicurezze, ritrovare una semplicità nel fare e nel vivere dimenticata, misurare continuamente se stessi scontrandosi di frequente con i propri fallimenti e limiti, allargare gli orizzonti della propria mente attraverso persone e culture di una diversità difficilmente immaginabile, perdere totalmente le vecchie concezioni di tempo e spazio per ricrearne di nuove dentro di noi a cui solo ad esse forniremo totale obbedienza, ritornare ad amare pienamente la vita dopo averla per lungo tempo solo subita.

“Spesso sento che vado in zone lontane del mondo solo per ricordarmi chi sono... quando ci si priva del proprio ambiente, degli amici, delle abitudini quotidiane, del frigorifero pieno di cibo, dell'armadio pieno di abiti, si è costretti a vivere un'esperienza diretta che, inevitabilmente, ci fa capire chi veramente sta facendo quella esperienza. Non è sempre comodo, ma rinvigorisce sempre.”   M.Crichton

In un solo mese all’anno si dovrebbe avere la “libertà” di poter svolgere quello che in realtà è il più grande compito a cui l’uomo è chiamato, la ricerca e la realizzazione di se stesso, e i pochi che utilizzano il tempo a disposizione in tal modo, quando non sono invidiati, vengono accusati di fuggire dall’inevitabile e dogmatica “realtà” quotidiana. Ma a questo punto vien lecito pensare che non siano invece proprio questi prosaici benpensanti a fuggire da loro stessi tradendo i propri desideri e celando vigliaccheria e ottusità dietro a un fatale atteggiamento di rassegnazione e cieco conformismo.

“Per mio conto, io viaggio non per andare da qualche parte, ma per andare e basta. Viaggio per amore del viaggio. La cosa importante è spostarsi, sentire più da vicino i bisogni e i sobbalzi della vita; scendere da questo letto di piume che è la civiltà e trovarsi sotto i piedi il globo di granito, ricoperto di pietre taglienti.”   R.L.Stevenson - Viaggio nelle Cèvennes in compagnia di un asino

Sicuramente il viaggio non costituisce una tappa obbligata per ognuno, ma io so solo che se quest’estate fossi restato nel mio solito rifugio in cui prima o poi si trova come compagna la noia, non avrei respirato la libertà di praterie infinite dove la terra sembra unirsi al cielo, ascoltato attentamente la profonda saggezza che esiste solo nel deserto, goduto di un’amicizia in cui si condivide tutto come fraterni compagni d’arme, veduto donne talmente belle da far invidia al grano dorato e al chiarore dei laghi quando il sole è ancora pallido, perduto ogni mia catena trasportando il necessario su una bici sgangherata ma fedele che mi ha rimbalzato in ogni angolo di un intero paese, sopportando freddo, vento e pioggia con accettazione serafica e alla fine del giorno trovando sempre riparo nell’oscurità amena del bosco. Ma viaggiare non significa solo piacere, bellezza e idilliaco, anzi, frequenti saranno le difficoltà quotidiane, i bisogni e i pericoli, la sofferenza fisica da fame e da stanchezza, lo sconforto provato nella solitudine e nei fallimenti, la puzza dei propri vestiti logori, le zecche e i raffreddori perenni da freddo, e tutto ciò che viene riservato a chi decide di ricevere violentemente l’autentico nettare della vita come uno schiaffo.

"Preferisco la sella al tram e il cielo stellato al soffitto, preferisco il sentiero oscuro e difficoltoso verso l'ignoto alla strada asfaltata, e la pace profonda del selvaggio allo scontento generato dalle città"    E.Ruess – Lettera al fratello Wald

E alla fine si scopre qualcosa in tutto questo, qualcosa d’atavico e di immensamente intenso e stimolante che ci sfida e ci fa raggiungere il midollo della realtà mostrandocene un valore amplificato quasi sacro… che non lascia più spazio all’effimero, al noioso e al falso che mi aspetteranno al ritorno in quell’ambiente che si è soliti chiamar “casa”.

 

“Lo incontrai dove le strade s'incrociavano, un uomo con mantello e bastone e nient'altro, e un velo di pena sul volto. E ci salutammo e gli dissi: “Vieni nella mia casa, sii mio ospite”.

E lui venne.

Mia moglie e i miei figli si fecero incontro a noi sulla soglia, e lui sorrise, e al loro piacque che fosse venuto. Sedemmo tutti a tavola e gli facemmo festa, perchè c'era in lui silenzio e mistero.

E dopo cena ci radunammo attorno al fuoco e io gli chiesi che parlasse dei suoi vagabondaggi.

Molte storie ci raccontò quella notte e anche il giorno seguente, ma quelle che ora riferisco nascevano dall'amarezza dei suoi giorni nonostante la sua benevolenza,e sono storie di polvere e pazienza, sono le storie delle sue strade

E quando se ne andò, dopo tre giorni, non ci parve che fosse partito un ospite ma piuttosto che uno di noi fosse rimasto in giardino e dovesse ancora rientrare.”   K.Gibran – Il vagabondo

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Progetti! - domenica 11 settembre 2011

Aggiornata la sezione PROGETTI!

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RISORSE! - domenica 11 settembre 2011

Aggiornata la sezione RISORSE!

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PERLE! - mercoledì 25 agosto 2010

Aggiornata la sezione Perle...!

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TESTIMONIANZE! - mercoledì 18 agosto 2010

Aggiornata la sezione Testimonianze...!

con l'intervista di Marisol, la pittrice e Sebastiano...

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