La verità è simile a Dio: non si rivela direttamente; dobbiamo indovinarla dalle sue manifestazioni.
Goethe
Prefazione
La vita per me è sempre stata un grande fardello.
Ovunque mi portassero le mie gambe irrequiete o qualsiasi cosa fossi ostinatamente impegnato a fare, un'inquietudine misteriosa accompagnava costantemente i miei giorni, tenace e perentoria come un'ombra. E probabilmente, è la stessa malevola compagna di sempre a guidare la penna che ora la mia mano sta impugnando, quasi come volesse trasformarla in una spada pronta a trafiggerla. Quest'antica presenza infatti, assomiglia ad un malessere costante, come un senso di turbamento generale, un'aspra inquietudine che attanaglia l'animo senza tregua. Ebbene, saper trovare la causa di questo “morbo” o rivelarne qualcosa di più preciso sulla sua radice, non mi è possibile, ma sentirne l'effetto prodotto su me stesso, questo sì, mi è ben noto. E allora come un infante che per la prima volta apre gli occhi, anch'io inizio a osservare con uno sguardo che desideri penetrare il tutto nella sua intima profondità. Una profondità che rispecchi autenticamente la realtà e che possa essere il frutto di una conoscenza genuina che miri alla verità.
Per dare sapore ad un’esistenza intera che altrimenti sarebbe presto divorata avidamente dal tempo, è necessario mantenere la propria “coscienza” sempre vigile. Ognuno possiede una personale porzione di tempo: spetta però solamente a ciascuno se sprecare tale preziosa risorsa dietro a false illusioni che assassinano l'uomo prima del tempo, oppure vivere autenticamente in conformità alla propria natura umana.
Credo sia questo l'importante ammonimento che quotidianamente quello “strano morbo” lancia ad ogni uomo; è una voce che incessantemente grida di stare sempre attenti, perché consapevoli o no, la linea che separa l'angosciante oblio del nulla dalla straordinaria bellezza del vivere, è davvero sottile.
Esiste nell'uomo una verità misteriosa e accuratamente celata che col tempo sembra adombrarsi ininterrottamente, ma nulla possiede più valore che scoprirla e viverla.
Theodore il poeta
Da ragazzo, Theodore, sedevi per lunghe ore
sulle rive del torbido Spoon
con gli occhi profondi fissi sulla tana del gambero,
aspettando che apparisse spingendo la testa,
prima le antenne ondeggianti, come fili di fieno,
e poi il corpo, colorato come steatite,
gemmato con occhi di giada.
E ti domandavi, come rapito,
che cosa sapeva, che cosa desiderava, e perché mai vivesse.
Ma più tardi guardasti uomini e donne
nascosti nelle tane del fato fra grandi città,
osservando le loro anime uscire,
in modo da poter vedere
come vivevano, e per che cosa,
e perché strisciassero così affaccendati
sulla distesa di sabbia dove l’acqua vien meno
quando l’estate declina.
Edgar Lee Masters, da “Antologia di Spoon River"