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Riduci Diario del Sottosuolo

Portale dedicato a tutti i cercatori che necessitano di un pò di materiale per formarsi e nutrirsi... una specie di compendio di ricerca personale condiviso

Questo è il luogo in cui prorompe la voce di un’anima assetata di verità che vive la propria affannosa ricerca nel “sottosuolo” di se stessa, scavando attraverso l’enigma dell’esistenza, l’infinito della conoscenza, l’irraggiungibile bellezza dell’arte e i tortuosi meandri della società, con la brama di riportare alla luce autentici tesori depositari di verità dimenticate. Riflessioni, intuizioni, confessioni dal profondo rimaste inespresse ...

Autore: Stefano Andreoli - Diario del sottosuolo Creato: 02/10/2009
Il vuoto sociale

Da Stefano Andreoli - Diario del sottosuolo il 02/10/2009

(IVd) Conclusioni

Dove esiste una sovrabbondanza che addormenta e distrae e quando le più grandi risorse della società, i giovani, diventano le vittima del marketing e non un potente strumento d'utilizzo sociale; quando la società non sa di che farsene, quando ogni progetto o speranza giovanile viene stroncato in partenza dalla grave condizione d'insicurezza e di precarietà; quando si fatica a trovare un solo punto di riferimento che non sia l'omologazione assillante che elimina la propria identità, allora diventa molto difficile non adeguarsi o fuggire altrove. Ma non si può sacrificare l'infinita bellezza e l'enorme valore dell'uomo, a nessun prezzo: è necessario trovare la forza per ricercare e ritornare alla verità perduta, iniziando ad opporsi al conformismo generale che porta alla disperazione e al nulla; iniziando a costruire e vivere le relazioni in maniera autentica fornendo tempo e spazio alle persone e abbattendo quel muro fittizio che divide; iniziando davvero a dar espressione alle proprie capacità e al proprio essere facendo qualcosa che esprima, che crei, che piaccia, e non uccidere il tempo a disposizione dietro a cose inutili, odiose e alienanti; iniziando a togliersi da quell’isolamento borghese egoistico e vivere esperienze di solidarietà e fraternità; in generale, cominciando davvero col svegliarsi da questo assopimento e ascoltare attentamente quel vuoto dentro di sè per iniziare a compiere quella ricerca incondizionata che miri al significato e alla maturazione e che ricostruisca se stessi e l'esterno.

Nonostante quest’era della tecnica abbia tentato in tutti i modi di dire addio e di abbandonare con ogni sforzo il valore e l’importanza della “coscienza umana” e della formazione di un’identità, il grande malessere e l’infinito bisogno di senso danno prova di come in realtà sia impossibile sbarazzarsene. Solamente attraverso lo sforzo e la ricerca, come l’artista che inventa, si potrà ridar forma a qualcosa di nuovamente bello e vivo, una nuova morale. E’ la mentalità fossilizzata nel realismo, il più delle volte “filistea”, che troppo spesso cancella quello che può essere la diversità e l’innovazione, conservando solo quel gelido conformismo senza via d’uscita. A questo punto si tratta di riprendere le redini della propria vita e della propria identità o di finire nell’abisso del vuoto, del nulla, del nichilismo.

“Perché ci lagniamo della natura? Si è comportata generosamente: la vita, se sai usarne, è lunga. Uno è in preda a un’avidità insaziabile, uno alle vane occupazioni di una faticosa attività; uno è fradicio di vino, uno è abbruttito dall’ozio; uno è stressato dall’ambizione, che dipende sempre dai giudizi altrui, uno dalla frenesia del commercio è condotto col miraggio di guadagni di terra in terra, di mare in mare; alcuni, smaniosi di guerra, sono continuamente occupati a creare pericoli agli altri o preoccupati dei propri; c’è chi si logora in una volontaria schiavitù, all’ingrato servizio dei potenti; molti non pensano che ad emulare l’altrui bellezza o a curare la propria; i più, privi di bussola, cambiano sempre idea, in balìa di una leggerezza volubile e instabile e scontenta di sè; a certuni non piace nessuna meta, a cui dirigere la rotta, ma sono sorpresi dalla morte fra il torpore e gli sbadigli, sicchè non dubito che sia vero ciò che in forma di oracolo si dice nel più grande dei poeti: . Sì: tutto lo spazio rimanente non è vita, ma tempo. Incalzano e assediano i vizi da ogni parte e non li lasciano risollevarsi o alzare gli occhi a discernere il vero, ma col loro peso li tengono sommersi e inchiodati al piacere. Non hanno mai la possibilità di rifugiarsi in se stessi; se gli tocca per caso un momento di riposo, come in alto mare, dove anche dopo la caduta del vento continua l’agitazione, ondeggiano e non trovano mai pace dalle loro passioni. Credi che io parli di costoro, i cui mali sono alla luce del sole? Guarda quelli, la cui fortuna fa accorrere la gente: sono soffocati dai loro beni. Per quanti le ricchezze sono un peso! A quanti fa sputar sangue l’eloquenza e la quotidiana ostentazione del proprio ingegno! Quanti sono terrei per continui piaceri! A quanti non lascia respiro la calca dei clienti! Insomma, passa in rivista tutti costoro dai più piccoli ai più grandi: questo chiede assistenza, questo la dà, quello è imputato, quello difensore, quello giudice, nessuno rivendica per sé la sua libertà, ci si logora l’uno per l’altro. Informati di costoro, i cui nomi s’imparano a mente, e vedrai che si riconoscono a tali segni: questo corre dietro a quello, quello a quell’altro, nessuno appartiene a se stesso. E poi che c’è di più insensato dello sdegno di certuni? Si lagnano della boria dei potenti, che non hanno tempo di riceverli. Ha il coraggio di lagnarsi dell’altrui superbia uno che non ha mai tempo per sé? Lui almeno, chiunque tu sia, ti ha rivolto uno sguardo, sia pure con aria arrogante, lui ha abbassato l’orecchio alle tue parole, lui ti ha messo al suo fianco: tu non ti sei degnato di guardare dentro di te, di ascoltare te. Non hai dunque ragione di rinfacciare ad alcuno cotesti servigi, giacchè li hai resi non per il desiderio di stare con altri, ma per l‘impossibilità di stare con te stesso.”

Seneca, “De brevitate vitae”

 

BIBLIOGRAFIA: U.Galimberti, I.Mancini, V. Mathieu, E.Severino e A.Rovatti. P.P.Pasolini, Appunti di Sociologia.

Da Stefano Andreoli - Diario del sottosuolo il 02/10/2009

(IVc) Il fallimento educativo della famiglia e la scuola

L'educazione, che in teoria si occupa di formare l'individuo in base a ciò che si crede "giusto e vero", rispetto a questo tipo di società cannibalistica diventa anch'essa un mezzo che plasma in nome della sopravvivenza e del conformismo sociale. Quindi invece che la fratellanza, l'umanità, la solidarietà e la collaborazione, viene insegnato al giovane che si sta per introdurre in società di dovercela fare da solo a tuttii i cosi, di sopraffare gli altri per vincere, di puntare ad arrivare e non a costruire. In questo modo si crea però un individualismo conservatore che rinchiude ognuno in un isolamento coatto, invece che sviluppare le basi per una comunità che va avanti tramite la collaborazione e le relazioni umane.

La famiglia

In questo drammatico prospetto sociale/culturale anche i genitori spesso non forniscono un’adeguata educazione ai figli, sostituita malamente dal tentativo di colmare il vuoto attraverso le cose, l’abbondanza superficiale e nociva. Così come il rapporto genitore-figlio si riduce ad un arido colloquio in cui la comunicazione con l'altra generazione viene a mancare aumentando maggiormente l'enorme baratro che li separa. Il dialogo si limita alle formalità e a mantenere un "equilibrio" apparente in famiglia fatto di "informazioni sull'andamento scolastico" e di "ora di rientro alla sera", ma senza un’attenzione e una comprensione piena, si può essere due sconosciuti e abitare sotto le stesso tetto.

Così invece che comunicare quella vitalità e moralità di cui avrebbe bisogno il cuore del ragazzo e quei punti di riferimento che potrebbero salvarli, i genitori si impegnano di più ad “incastrare” meglio i figli in questo marcio sociale, trasformandoli in individui sempre più disumanizzati ma seri, dignitosi e professionali. D’altronde meglio conformarli al gregge e vederli infelici che correre il rischio di diversificarli e renderli così “inadeguati”. E quanto è poco il tempo che il genitore trascorre con il figlio: sempre affaccendato e occupato dietro al guadagno lavorando ore ed ore, dimentica quanto sia importante condividere quantitativamente il tempo assieme . Tutto ciò avvicina sempre più il giovane alla disperazione e al vuoto che già lo avvolge e lo si allontana ulteriormente dalla sua interiorità e “sete d’amore” che nemmeno in famiglia sembra trovar appagamento.

E così il modo di vivere dei giovani rispecchia il loro smarrimento: le relazioni diventano aride, quasi inesistenti, la comunicazione quando non è fittizia (virtuale) è assente e la sensibilità emotiva risulta azzerata, fredda, incapace di rispondere ai più elementari stimoli. Senza nemmeno la famiglia come punto di riferimento, i giovani risultano essere altamente impreparati alla vita, senza stimoli o desideri, impotenti emotivamente, poveri di cultura e soprattutto soli, senza nessuno che possa aiutarli.

 

LA NUOVA INFANZIA

"Ma l'evoluzione verso una socializzazione dei servizi svolti dalla famiglia incide in maniera particolare sulla condizione del bambino. E indubbio che il bambino è sempre meno 'in famiglia', e questo sia per ragioni di istruzione, sia perché la donna esce dalla casa e quindi di necessità se ne occupa meno. Questo bambino sarà diverso da quello delle generazioni precedenti, la presenza dei genitori sarà a volta a volta meno importante o più desiderata (in maniera più o meno struggente) proprio perché si tratterà di genitori assenti. Nei limiti in cui non sarà possibile procurare al bambino validi sostituti affettivi dei genitori, la condizione del bambino sarà di maggiore insicurezza psicologica, con una maggiore tendenza alla nevrosi. Sarà inoltre, da adulto, un uomo diverso, con un altrettanto diverso atteggiamento verso la famiglia di origine e l'istituzione familiare. Comunque, lo scarico del bambino sulla società è una realtà e spinge in questa direzione anche il fatto che il bambino è meno centrale, meno importante nella vita della nuova coppia, anche se (per ragioni biologiche e psicologiche fondamentali» non può essere 'sradicato' Comunque, la coppia ha una vita sessuale, ludica, affettiva molto articolata e non necessariamente centrata sul bambino." (S. Acquaviva, La famiglia nella società contemporanea, in AA.VV, Ritratto di famiglia degli anni '80, Laterza, Roma-Bari 1981; pp. 24-25.)"

 

La scuola

Se la società e la famiglia mancano nel dare un orientamento educativo ai ragazzi, la scuola non è da meno con il suo freddo rigore disciplinare e con l’indifferenza che pone di fronte ad un ragazzo visto semplicemente come un contenitore da riempire di nozioni. Innanzitutto il metodo d’insegnamento vive la stessa freddezza con cui agisce la stessa tecnica dominatrice della società: nozioni su nozioni assolutamente disanimate vengono inculcate in modo meccanico per riempire la testa di un ragazzo di cose che probabilmente moriranno il giorno dopo. Nozioni che senza uno stimolo emotivo da parte dei ragazzi, diventano informazioni assolutamente inutili come i libri che devono studiare, pagine e pagine scritte con un lessico spogliato della più minima emotività e vitalità, testi morti da apprendere a memoria che non coinvolgono minimamente l’interesse. Ma come ridurre lo studio, la conoscenza, il sapere a qualcosa di freddo, di meccanico che invece d’arricchire veramente la persona e di porla in una situazione interiore d’attività, la soffocano nella passività più noiosa? La conoscenza e la “filosofia” nell’accezione pura del termine (come amore per il sapere) nascono prima di tutto dall’interesse, dalla curiosità, o in generale da un movimento emotivo precedente. Sarebbe assolutamente impossibile interiorizzare e comprendere veramente se non vi fosse quest’interesse emotivo che spinge non solo a capire ma anche ad interiorizzare: infatti la volontà, a meno che non si riduca ad una coercizione o un “imparare a memoria” per l’appunto, non può esistere senza un legame emotivo. L’insegnante dimentica che ha a che fare con delle persone, tra l’altro quella tipologia ben precisa che sta vivendo un periodo delicatissimo della vita, dato che vede lo scolaro solamente in base al profitto che ottiene e con questo metro lo giudica. Ma così si valuta la persona quantitativamente, senza nemmeno tener conto di tutto il bagaglio qualitativo che fa parte della crescita giovanile come la creatività, il sentimento, la partecipazione emotiva… che valorizzano soggettivamente ogni essere umano.

Per non parlare poi del rapporto fortemente autoritario tra studente-professore: invece che sviscerare le capacità dell’alunno e cercare di alimentarne l’autostima, l’insegnante tende a creare un clima di diffidenza e paura che gli permetta di gestire e controllare meglio la classe, il più delle volte umiliando e terrorizzando con il metodo della punizione/ricompensa. Anzi, meno la classe solleva problemi, pone domande e si mostra viva e umana, più il professore sembra soddisfatto per la facilità con cui impartirà nozioni senza resistenze. In questo modo lo studente studierà più per la paura dell’umiliazione e per il profitto  che per un atto di volontà interiore. Ma questa allora è solo una perdita di tempo, perché se la scuola non aiutai  giovani a esprimere meglio la loro energia, a dargli i mezzi per progetti e idee, non alimenta i loro interessi e arricchire autenticamente la loro conoscenza, aignifica che estingue la loro vitalità con quel clima soffocante che li stronca in partenza. Il sapere deve servire per migliorare la vita, non per schiacciarla, e dove il profitto e la conoscenza diventano l’ansia dello scopo e il voto, il mero metro di giudizio, allora la scuola mortifica, livella ogni personalità e toglie la soggettività di grandissime potenzialità nascenti. Tutto ciò altro non fa che amplificare ancor più quel senso di inadeguatezza e di non appartenenza ove la comunicazione, che dovrebbe esserci sempre, nel bene e nel male, viene bruscamente interrotta da un metodo che rende il tutto astratto, lontano e coercitivo.

La scuola non cambierà finchè non si prende atto che non esiste istruzione senza educazione, che tutte le nozioni oggettive che vengono imposte non servono assolutamente a nulla, quando non sono nocive, se non viene prima aiutato il ragazzo a crearsi quell’identità/autostima necessaria per maturare e apprendere. La scuola non dev’essere solo un metodo attraverso il quale il giovane viene preparato e “modellato” secondo le modalità comportamentali di sottomissione e disciplina funzionali alla gerarchia del mondo del lavoro. Questa corrispondenza tra mondo del lavoro e istruzione stimolerebbe infatti non le capacità dell’individuo a svilupparsi, ma l’attività utilitaristica e strumentale della società che, come lo studente che studia per la ricompensa/punizione del voto, associa il successo economico a determinate competenze professionali. L’insegnamento esige un’attenzione e una sensibilità straordinaria, soprattutto in questo periodo d’età delicatissimo, ma raramente l’insegnante si pone ad ascoltare e parlare coi ragazzi per imparare meglio a conoscerli. La maggior parte delle volte l’insegnante e il ragazzo diventato due assoluti sconosciuti in cui uno riconosce il valore e identità dell’altro attraverso un semplice e banale voto; ma non è possibile trascorre 6 ore in mezzo a ragazzi che non si sa nemmeno chi sono, cosa pensano e quali problemi hanno, e pretendere di formarli. La maturazione intellettuale non può esistere senza quella emotiva, e se davvero la scuola, che in teoria dovrebbe essere il più alto sistema educativo, vuole davvero aiutare i giovani a toglierli dal loro vuoto e dalla loro angoscia e non continuare ad aumentare la lontananza che hanno col mondo e la realtà, allora è necessario che inizi ad avvicinarsi drasticamente cambiando totalmente le carte in tavola. Come ci insegnavano i Greci l’arte del vivere consiste nel riconoscere se stessi e le proprie capacità e nell’esplicarle nel modo migliore; la scuola d’oggi elimina questa possibilità e mostra chiaramente la miseria del vuoto, della gerarchia e della freddezza in cui saranno immersi i ragazzi di una società che mira alla sopravvivenza e dove tutto viene fatto a scopo utilitaristico.

P.S: (Consiglio di vedere il film “La classe” di Laurent Cantet, Palma d’oro, uscito al cinema poco tempo fa.)

 

LA PROFEZIA CHE SI AUTOADEMPIE

"Un interessantissimo studio condotto alla fine degli anni '60 del '900 dagli psicologi Robert Rosenthal e Leonora Ja-cobson dimostrò l'esistenza di un rapporto assai stretto fra aspettative degli insegnanti ed effettiva resa scolastica dell'alunno. Prendendo alcuni nominativi a caso, i ricercatori spiegarono alle maestre che da un nuovo test di intelligenza era emersa la superiorità intellettuale di quei bambini. "Dopo il primo anno dall'esperimento si riscontrò una significativa aspettativa di profitto, specialmente consistente per i bambini messicani, il cui vantaggio fu evidente nei punteggi di Q.L Dopo il secondo anno, quando questi bambini ebbero una maestra diversa, i più piccoli persero il vantaggio dell'effetto-
aspettativa, ma i più.grandi lo mantennero." (R. Rosenthal, L. Jacobson, Pigmalio-ne in classe, Franco Angeli, Milano 1972). Non solo: interrogate in proposito, le maestre erano concordi nel ritenere quei bambini come più felici, più curiosi, più simpatici, meglio adattati e più affezionati degli altri. I dati della ricerca mostrarono tuttavia che ciò avvenne non tanto perché i docenti dedicavano più tempo e maggiori energie ai ragazzi considerati più dotati, quanto piuttosto perché le aspettative dei docenti furono probabilmente comunicate in maniera involontaria mediante sguardi, tono di voce, domande, che influivano sulla concezione di sé del bambino e conseguentemente sul suo rendimento."

 

"La scuola deve fare qualcosa di più che evitare di spingere i giovani al suicidio. Essa deve creare in loro il piacere di vivere, e offrire appoggio e sostegno in un periodo della loro esistenza in cui sono necessitati dalle condizioni del proprio sviluppo a allentare i legami con la casa paterna e la famiglia. Mi sembra incontestabile che la scuola non faccia ciò, e che per molti aspetti rimanga al di sotto del proprio compito, che è quello di offrire un sostituto della famiglia e di suscitare l'interesse per la vita che si svolge fuori, nel mondo. Non è questa l'occasione di fare una critica della scuola nella sua attuale struttura. Mi sia tuttavia consentito di mettere l'accento su un singolo punto. La scuola non deve mai dimenticare di avere a che fare con individui ancora immaturi, ai quali non è lecito negare il diritto di indugiare in determinate fasi, seppur sgradevoli, dello sviluppo. Essa non si deve assumere la prerogativa di inesorabilità propria della vita; non deve essere più che un gioco di vita."

S.Freud

Da Stefano Andreoli - Diario del sottosuolo il 02/10/2009

(IVb) Le vittime: i giovani

I giovani sono le vittime più dirette dell'atmosfera nichilista del nostro tempo ove il progresso tecnologico ha raggiunto l'apice ma ha causato l'aridità del sentimento e di tutto lo scenario umanistico. Questa società non è più un patto sociale che permette all'individuo di vivere meglio e protetto, ma piuttosto un'arena di sopravvivenza ove, soprattutto per i giovani, il futuro viene visto come estremamente minaccioso, fatto d'insicurezza, di precarietà e d'ansia. E quale modo migliore della paura per distruggere ogni sogno, speranza o aspettativa appena un pò diversa dalla linea conformista generale. Perchè "diverso" è una parola che come ci ricorda il grande P.P.Pasolini, è bandita da questa società che invece di diventare un modo per concretizzare l'energia giovanile e di utilizzarla appieno, la spegne e la sopprime. E non solo la paura per il futuro condiziona fortemente quelle che saranno le scelte del giovane, ma procura inoltre una sorta di terrore verso il prossimo che lo si vede non più come fratello, ma come nemico al quale ci si relaziona con aggressività e ostilità.

E i giovani che più degli altri avvertono questa mancanza e smarrimento sociale sono lasciati senza valori e abbandonati a loro stessi come se l’esserci o il non esserci non farebbe alcuna differenza, parcheggiati un pò dove capita. Tutto ciò però estrania maggiormente il giovane costretto a vivere la propria dimensione (necessaria a tutti per esprimersi) sempre più lontano dalla realtà/società, o lo spinge a fuggire in un mondo parallelo, quando va bene fatto di videogiochi, Internet, musica assordante e divertimento sfrenato (che viene considerato come unico modo di divertimento). Quando va male questo distacco e quest'assenza si manifestano con la degradante dimensione televisiva, la droga, o, nel caso estremo, col suicido.

Nella realtà dei mass-media la persona viene spogliata di tutta la sua profondità e complessità e ridotta solamente a qualcosa che però appare, appare a tutti i costi. Tutta la sfera intima dell'essere umano infatti viene esposta senza pudore (nel senso della soggettività più segreta dell'individuo), facendo di essa qualcosa di superficiale e estremamente banale. Il messaggio conclusivo che arriva al telespettatore sarà pertanto quello dello slogan: un’immagine stereotipata di limitatissima espressività che è il simbolo di un mondo inespressivo, dove l’omologazione ha cancellato ogni diversità e cultura differente. La televisione in particolar modo diventa così un centro di potere che rattrappisce l’inventiva, la creatività e ogni sviluppo umano, ma che offre modelli di identificazione di massa.

La droga invece, mezzo di fuga più drastico, provoca un'illusione di benessere e di apparente felicità, come un'anestesia, un palliativo momentaneo per interrompere la sofferenza del vuoto. Serve per staccarsi da sè e dalla realtà che si vive, per allontanarsi e vivere una dimensione impossibile nel reale... ma è proprio attraverso un'attività contraria, ovvero la ricerca di quella profondità e verità smarrita che fornisce un valore autentico all'essere umano, che si potrà dare un significato alla propria vita ed essere un ponte da ricostruire per la realtà che si vive.

Il suicidio, sempre crescente in Italia, è l’immagine più grave e pericolosa dello specchio di quel vuoto, di quell'assoluta mancanza di senso, del deserto della propria solitudine ove la morte sembra l'unico rimedio. Ma è proprio quel bisogno di senso che ogni giorno si ignora e si trascura che bisogna ascoltare attentamente e che deve spingere ulteriormente a fermarsi durante la frenesia del quotidiano. Tutte queste forme sono esempi dove tutte la potenzialità, l'energia e le capacità che le nuove generazioni possiedono, vengono mal indirizzate e sprecate malamente. Ma per costruire qualcosa e dare senso alla vita ci vuole impegno, uno sforzo che miri al giusto indirizzamento dei propri desideri e non ad un appagamento comodo e immediato.

“Hanno trasformato quei figli dignitosi e umili, con le loro belle nuche, le loro belle facce limpide sotto i fieri ciuffi innocenti… quei ragazzi antichi, bellissimi e pieni dell’antica dignità umana, in esseri mostruosi, artificiali… Quando vedo intorno a me i giovani che stanno perdendo gli antichi valori popolari e assorbono i nuovi modelli imposti dal capitalismo, rischiando così una forma di disumanità, una forma di atroce afasia, una brutale assenza di capacità critiche, una faziosa passività, ricordo che queste erano le forme tipiche delle SS. Una visione apocalittica, certamente la mia. Ma se accanto ad essa e all'angoscia che la produce, non vi fosse in me anche un elemento di ottimismo, il pensiero cioè che esiste la possibilità di lottare contro tutto questo, semplicemente non sarei qui, tra voi, a parlare."

P.P.Pasolini

Da Stefano Andreoli - Diario del sottosuolo il 02/10/2009

Il vuoto sociale

(IVa) Introduzione

Nel nostro tempo la tecnica e lo sviluppo della scienza hanno fatto cadere gli antichi valori morali e oramai religiosi che avevano fatto da cardine nella storia. Da un lato è stato positivo scardinare tutto il vecchio sistema che spesso creava bigottismi e fanatismi, dando maggior importanza alla razionalità, ma dall'altro la freddezza della ragione ha relativizzato e sminuito tutti i valori e le immagini simboliche che l'uomo si è costruito nel tempo come punto di riferimento. E invece di sostituire le vecchie morali con nuovi valori che siano un'evoluzione migliorativa della morale, l'era della tecnica ha fatto precipitare l'uomo in quello che F.Nietzsche definiva "L'ospite inquietante", ovvero il nichilismo, la mancanza di valore, il credere che le cose siano niente.

La tecnica ha infatti la caratteristica di funzionare, di aumentare l'efficienza, la produttività, il successo senza limite, ma dove ha sì progredito la condizione economica/cognitiva del reale, ha gettato l'uomo in una povertà forse più grave: mai come oggi la società occidentale vive la sua vita per inerzia senza alcuna meta, correndo in continuazione nel parossismo di una frenesia che porta solo alla follia. Sempre più l'esistenza e il vuoto attanagliano l'uomo moderno che è spogliato di tutto il suo patrimonio inerente alla verità, al concetto d'individuo e all'etica, ma soprattutto alla ricerca un senso ormai disperso. Infatti la tecnica come la maggior parte delle scienze, trattano l'uomo come una cosa, come si studia un organismo, e allora viene oggettivato, come se fosse un numero, un qualcosa determinato meccanicamente. E di conseguenza, essendo così semplice, il soggetto viene manipolato e controllato esternamente nei modi più disperati. Ma così facendo si trascura l'enormità della complessità umana e soprattutto si dimentica il significato strettamente correlato all'uomo, ovvero quello delle passioni,emozioni e desideri che oggi sono considerati solo come un bagaglio d'animalità da frenare.

"Due cose riempiono l'animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente, quanto più spesso e più a lungo la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me. Queste due cose io non ho bisogno di cercarle e semplicemente supporle come se fossero avvolte nell'oscurità, o fossero nel trascendente, fuori dal mio orizzonte. Io le vedo davanti a me e le connetto immediatamente con la coscienza della mia esistenza."

I.Kant – “Critica della ragion pratica”

NEWS!   Riduci
Progetti! - domenica 11 settembre 2011

Aggiornata la sezione PROGETTI!

con nuove iniziative inserite...

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RISORSE! - domenica 11 settembre 2011

Aggiornata la sezione RISORSE!

Con nuovi spunti inseriti

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PERLE! - mercoledì 25 agosto 2010

Aggiornata la sezione Perle...!

con nuove fonti inserite...

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TESTIMONIANZE! - mercoledì 18 agosto 2010

Aggiornata la sezione Testimonianze...!

con l'intervista di Marisol, la pittrice e Sebastiano...

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NEWSLETTER! - lunedì 12 ottobre 2009
 
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