L’amore come risposta al problema dell'esistenza
L’esistenza di per sé rappresenta per l’essere umano una situazione critica: l'uomo infatti col suo intelletto è conscio di sé stesso, della propria individualità, del passato e delle possibilità future. Questa coscienza di se stesso come entità separata, la consapevolezza della propria breve vita, del fatto che è nato senza volerlo e contro la propria volontà morirà; che morirà prima di quelli che ama, che essi potrebbero morire prima di lui, il forte senso di solitudine, l’impotenza di fronte alle forze della natura e della società; tutto ciò renderebbe insopportabile l'esistenza. L’uomo diventerebbe pazzo se non riuscisse a rompere l'isolamento, a unirsi agli altri uomini, a evadere dalla prigione della propria solitudine e raggiungere l'unione.
Le soluzioni a tale problema possono essere tante, e la società odierna ne inventa ogni giorno nuove che però altro non fanno che far smarrire ulteriormente l'uomo. Ma solo attraverso l'amore l'uomo potrà dare vera espressione alla sua natura e cancellare quel senso di separazione col mondo esterno.
Ed è proprio questo immenso bisogno di unione col tutto, quest'enorme paura di isolamento, di trovarsi soli, che spinge l'uomo alle più disperate forme, perlopiù illusorie. Dalle più estreme come le droghe, l'alcolismo e la tossicomania che danno un’esaltazione fittizia facendo scomparire il mondo esterno e creando una sorta di rifugio. Ma inevitabile dire che quando finisce lo stato di ebbrezza l'uomo si sente ancor più solo, ed è spinto conseguentemente a ricorrervi con sempre maggior frequenza e l'intensità.
Più diffuse e comuni sono invece le forme “attuali”, come la ricerca sfrenata dell'orgasmo sessuale e il conformismo di massa. L'orgasmo sessuale può infatti produrre uno stato simile provocato da certe droghe diventando un tentativo disperato di sfuggire l'ansia suscitata dalla separazione; ma il risultato sarà sempre un crescente senso di isolamento, poiché l'atto sessuale, senza amore, non riempie mai il baratro che divide due creature umane, se non in modo assolutamente momentaneo. Stessa cosa vale per il conformismo in cui sempre più le persone tendono a rifugiarsi: ovvero un'unione in cui l'individuo si annulla in una vasta comunità, e il suo scopo è quello di far parte del gregge. Se si è uguali agli altri, sia nelle idee che nei costumi, non si può avere la sensazione di essere diversi, cioè soli.
In una società dove tutti obbediscono agli stessi comandi e tuttavia ognuno si illude di seguire i propri desideri, l'unione mediante il conformismo diventa vano e superficiale. Inoltre strumenti come la routine (atti a garantire tale meccanismo), diventano fortemente insufficienti a placare l'ansia della solitudine. Così come l'unione attraverso il proprio lavoro diventa un fallimento, poiché quando un lavoratore diventa un'appendice della macchina o dell’organizzazione burocratica, cessa di essere un essere umano che usa la sua attività creativa per creare qualcosa che sia il risultato della sua fatica e delle sue capacità..
Sono tutti esempi di unioni fittizie e superficiali atte a risolvere il problema dell'esistenza, in quanto la soluzione completa sta unicamente nella conquista dell'unione nell'amore. Il mancato raggiungimento di questa unione significa follia e distruzione: senza amore infatti l'umanità non sopravvivrebbe un solo giorno.
“Sono convinto che le mani dell’amore hanno costruito il mondo perché l’anima dell’uomo non possa attingere per una via diversa la pienezza e la grandezza della perfezione…”
O.Wilde da il “De Profundis”