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Riduci Diario del Sottosuolo

Portale dedicato a tutti i cercatori che necessitano di un pò di materiale per formarsi e nutrirsi... una specie di compendio di ricerca personale condiviso

Questo è il luogo in cui prorompe la voce di un’anima assetata di verità che vive la propria affannosa ricerca nel “sottosuolo” di se stessa, scavando attraverso l’enigma dell’esistenza, l’infinito della conoscenza, l’irraggiungibile bellezza dell’arte e i tortuosi meandri della società, con la brama di riportare alla luce autentici tesori depositari di verità dimenticate. Riflessioni, intuizioni, confessioni dal profondo rimaste inespresse ...

Inviato da: Stefano Andreoli - Diario del sottosuolo
19/09/2009

Conclusioni

 

Amare è un'esperienza personale che ognuno può acquisire attraverso e per se stesso, ma la conoscenza di se stessi e la propria capacità d'amare sono questioni che esigono uno sviluppo e impegno, proprio come affinare un'arte. La concentrazione in quello che si fa come atto proveniente dalla propria volontà, la pazienza contrapposta al valore della rapidità del nostro sistema industriale, l'attenzione e l'interesse a se stessi e alle persone che necessitano di essere ascoltate, la sensibilità per la voce autentica che vive in ognuno, sono tutte virtù necessarie per l'arte d'amare.

E la condizione essenziale per la conquista dell'amore è il superamento del proprio narcisismo, ovvero quell'orientamento che serve a far sentire come realtà solo ciò che esiste dentro di noi, mentre i fenomeni del mondo esterno perdono realtà e sono considerati solo dal punto di vista dell'utilità.

Amare significa aver fede nella propria essenza capace d'amare, essere consci dell'esistenza del proprio io, di quella parte intima della propria personalità che fornisce il vero significato della persona umana.

 

A questo punto sorge la domanda importante: ma se l'intera organizzazione sociale in cui l'uomo è immerso, fondata sul vantaggio personale, sul capitalismo, sull'egotismo, come si può agire, lavorare, vivere secondo la "pratica" dell'amore in conformità alla propria natura? C'è chi sostiene l'idea dell'assoluta incompatibilità tra l'amore e la vita normale della nostra società, ovvero l’impossibilità di vivere tale “utopia” al mondo d’oggi, che ogni disquisizione sull’amore non è altro che predica, una perdita di tempo, un sogno d’illusione.

Ma questo punto di vista è estremamente cinico, ed è lo stesso che possiede lo “schiavo” d’oggi: egli infatti, oltre che ad essersi rassegnato ad una realtà brutale, non riesce nemmeno più ad immaginarne un’altra migliore, magari costruita con il suo contributo e capacità. E chi se non meglio degli altri, l’uomo assopito dell’oggi, quello che ormai ha totalmente sotterrato la coscienza, il valore umano o anche solo il significato morale, viene soggiogato e manipolato?

E soprattutto in questa fase storica si sta diffondendo nel cuore degli uomini una specie di morbo pericoloso, cioè un generale nichilismo morale. Al pensiero comune dell’uomo “se dovessi seguire per davvero questa traccia utopica, morirei di fame” si reagisce con la “necessità storica” di adeguarsi e di chinare il capo con rassegnazione, impotenti, nonostante ognuno si renda conto del male generale. Ma così facendo si perde e si sacrifica la propria umanità e si gioca con l’essenza più preziosa dell’essere umano. E’ in ballo la propria vita, che viene una volta sola, e se si vuol vivere per davvero allora bisogna arrivare alla conclusione che certi cambiamenti importanti e radicali nella nostra struttura sociale sono necessari (soprattutto partendo dal “piccolo” di ciascuno, iniziando dal proprio microcosmo sociale-famigliare-relazionale-interiore).

 

L’amore e l’umanità devono diventare un fenomeno sociale e non un fenomeno marginale e individuale. E’ vero, non è facile andare contro corrente e lottare incessantemente contro qualcosa che si pensa sia immutabile, ma bisogna trovare il coraggio di lottare non tradendo mai quell’autentica verità che vive dentro l’uomo e che è il bene più prezioso che si possieda.

Se l’uomo è capace d’amare, allora dev’esser messo nel suo posto supremo; la macchina economica deve servirgli, anzichè servire ad essa; egli dev’essere in grado di partecipare all’esperienza e al lavoro, anziché ai profitti. La società dev’essere organizzata in modo tale da valorizzare appieno la natura amante e sociale dell’uomo senza staccarlo dalla realtà in cui vive. Pertanto parlare d’amore non significa “predicare”, per la semplice ragione che significa parlare dell’unico, vero bisogno di ogni essere umano, anche se questo bisogno al giorno d’oggi è stato oscurato. Aver fede nelle possibilità dell’amore come fenomeno sociale, oltre che individuale, è fede razionale che si fonda sull’essenza intima dell’uomo.

 

Quanto più invecchiavo, quanto più insipide mi parevano le piccole soddisfazioni che la vita mi dava, tanto più chiaramente comprendevo dove andasse cercata la fonte delle gioie della vita. Imparai che essere amati non è niente, mentre amare è tutto, e sempre più mi parve di capire che ciò che dà valore e piacere alla nostra esistenza non è altro che la nostra capacità di sentire. Ovunque scorgessi sulla terra qualcosa che si potesse chiamare "felicità", consisteva di sensazioni. Il denaro non era niente, il potere non era niente. Si vedevano molti che avevano sia l'uno che l'altro ed erano infelici. La bellezza non era niente, si vedevano uomini belli e donne belle che erano infelici nonostante la loro bellezza. Anche la salute non aveva un gran peso; ognuno aveva la salute che si sentiva, c'erano malati pieni di voglia di vivere che fiorivano fino a poco prima della fine e c'erano sani che avvizzivano angosciati per la paura della sofferenza. Ma la felicità era ovunque una persona avesse dei forti sentimenti e vivesse per loro, non li scacciasse, non facesse loro violenza, ma li coltivasse e ne traesse godimento. La bellezza non appagava chi la possedeva, ma chi sapeva amarla e adorarla.
C'erano moltissimi sentimenti, all'apparenza, ma in fondo erano una cosa sola. Si può dare al sentimento il nome di volontà, o qualsiasi altro. Io lo chiamo amore. La felicità è amore, nient'altro. Felice è chi sa amare. Amore è ogni moto della nostra anima in cui essa senta se stessa e percepisca la propria vita. Felice e dunque chi è capace di amare molto. Ma amare e desiderare non è la stessa cosa. L'amore è desiderio fattosi saggio; l'amore non vuole avere; vuole soltanto amare. Perciò era felice il filosofo che cullava il suo amore per il mondo in una rete di pensieri, che sempre e sempre riavvolgeva il mondo nella sua rete d'amore. Ma io non ero un filosofo.
Neppure sulle vie della morale e della virtù avrei potuto raggiungere la felicità. Sapendo che soltanto la virtù che sento dentro di me, che invento e custodisco dentro di me può rendermi felice - come avrei potuto appropriarmi di una virtù a me estranea? Una cosa però mi era chiara: il comandamento dell'amore, non importa se predicato da Gesù o da Goethe, questo comandamento veniva completamente frainteso dal mondo! Non era affatto un comandamento. Non esistono comandamenti. I comandamenti sono verità trasmesse dal sapiente all'ignorante, nella versione in cui l'ignorante le concepisce e le sente. I comandamenti sono verità concepite erroneamente. Il fondamento di ogni saggezza è questo: la felicità viene solo dall'amore. Se ora dico "Ama il prossimo tuo!", questa è già una falsa dottrina. Forse sarebbe molto più giusto dire: "Ama te stesso come il prossimo tuo!". E forse l'errore originario è stato quello di voler sempre cominciare dal prossimo [...]
Comunque: il fondo della nostra anima desidera la felicità, desidera una benefica armonia con ciò che è al di fuori di noi. Quest'armonia è turbata non appena il nostro rapporto con qualunque cosa è diverso dall'amore. Non esiste un dovere d'amare, esiste solo il dovere d'essere felici. È solo a questo fine che siamo al mondo. E col dovere e con la morale e con i comandamenti ci rendiamo di rado felici l'un l'altro, perché non rendiamo felici noi stessi. Se l'uomo può essere "buono", lo può soltanto quando è felice, quando ha in sé l'armonia. Dunque quando ama.
E l'infelicità che c'era nel mondo, e l'infelicità che c'era dentro di me veniva dunque dal fatto che l'amore era disturbato. Da questo punto di vista le massime del Nuovo Testamento mi sembravano improvvisamente vere e profonde. "Finché non diventerete come fanciulli" - oppure "Il regno dei cieli è dentro di voi".
Questa era la dottrina, l'unica dottrina che ci fosse al mondo. L'aveva detto Gesù, l'aveva detto il Buddha, l'aveva detto Hegel, ognuno nella sua teologia. Per ciascuno l'unica cosa importante al mondo è il suo intimo stesso -la sua anima - la sua capacità d'amare. Se questa è in ordine, allora, che si mangi miglio o si mangi torta, che si portino stracci o gioielli, il mondo è in perfetta sintonia con l'anima, è buono, è in ordine.
[...] Non c'è niente che l'uomo sappia amare quanto se stesso. Non c'è niente che l'uomo sappia temere quanto se stesso. Così, insieme alle altre mitologie, ai comandamenti e alle religioni dell'uomo primitivo, nacque anche quello strano sistema di transfert e di apparenze secondo cui l'amore del singolo per se stesso, su cui si basa la vita, era proibito all'uomo e doveva essere tenuto segreto, celato, mascherato. Amarsi l'un l'altro era considerato migliore, più morale, più nobile che amare se stessi. E siccome l'amore di se stessi era l'istinto originario e l'amore del prossimo non riusciva a fiorire accanto ad esso, l'uomo si inventò un amore di sé mascherato, sublimato, stilizzato, nella forma di una sorta di amore del prossimo basato sulla reciprocità. [...] Così la famiglia, la stirpe, il villaggio, la comunità religiosa, il popolo, la nazione diventarono qualcosa di sacro [...] L'uomo, che per amore di se stesso non
può violare il benché minimo comandamento morale -per la comunità, per il popolo e per la patria può fare di tutto, anche le cose più atroci, e ogni istinto normalmente stigmatizzato si trasforma in dovere e in eroismo. A questo punto era arrivata l'umanità fino ad oggi. Ma forse col tempo anche gli idoli delle nazioni sarebbero caduti, e nel riscoperto amore per tutta l'umanità si sarebbe forse nuovamente imposta l'antica dottrina originaria.
Questi pensieri vengono lentamente, ci si avvicina loro in un movimento a spirale. E quando sono lì è come se li avessimo raggiunti di slancio, in un attimo. Ma i pensieri non sono ancora la vita. Sono la via che vi conduce, e più d'uno rimane eternamente per via.

 

H.Hesse

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