Il vuoto sociale
(IVa) Introduzione
Nel nostro tempo la tecnica e lo sviluppo della scienza hanno fatto cadere gli antichi valori morali e oramai religiosi che avevano fatto da cardine nella storia. Da un lato è stato positivo scardinare tutto il vecchio sistema che spesso creava bigottismi e fanatismi, dando maggior importanza alla razionalità, ma dall'altro la freddezza della ragione ha relativizzato e sminuito tutti i valori e le immagini simboliche che l'uomo si è costruito nel tempo come punto di riferimento. E invece di sostituire le vecchie morali con nuovi valori che siano un'evoluzione migliorativa della morale, l'era della tecnica ha fatto precipitare l'uomo in quello che F.Nietzsche definiva "L'ospite inquietante", ovvero il nichilismo, la mancanza di valore, il credere che le cose siano niente.
La tecnica ha infatti la caratteristica di funzionare, di aumentare l'efficienza, la produttività, il successo senza limite, ma dove ha sì progredito la condizione economica/cognitiva del reale, ha gettato l'uomo in una povertà forse più grave: mai come oggi la società occidentale vive la sua vita per inerzia senza alcuna meta, correndo in continuazione nel parossismo di una frenesia che porta solo alla follia. Sempre più l'esistenza e il vuoto attanagliano l'uomo moderno che è spogliato di tutto il suo patrimonio inerente alla verità, al concetto d'individuo e all'etica, ma soprattutto alla ricerca un senso ormai disperso. Infatti la tecnica come la maggior parte delle scienze, trattano l'uomo come una cosa, come si studia un organismo, e allora viene oggettivato, come se fosse un numero, un qualcosa determinato meccanicamente. E di conseguenza, essendo così semplice, il soggetto viene manipolato e controllato esternamente nei modi più disperati. Ma così facendo si trascura l'enormità della complessità umana e soprattutto si dimentica il significato strettamente correlato all'uomo, ovvero quello delle passioni,emozioni e desideri che oggi sono considerati solo come un bagaglio d'animalità da frenare.
"Due cose riempiono l'animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente, quanto più spesso e più a lungo la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me. Queste due cose io non ho bisogno di cercarle e semplicemente supporle come se fossero avvolte nell'oscurità, o fossero nel trascendente, fuori dal mio orizzonte. Io le vedo davanti a me e le connetto immediatamente con la coscienza della mia esistenza."
I.Kant – “Critica della ragion pratica”