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Riduci Diario del Sottosuolo

Portale dedicato a tutti i cercatori che necessitano di un pò di materiale per formarsi e nutrirsi... una specie di compendio di ricerca personale condiviso

Questo è il luogo in cui prorompe la voce di un’anima assetata di verità che vive la propria affannosa ricerca nel “sottosuolo” di se stessa, scavando attraverso l’enigma dell’esistenza, l’infinito della conoscenza, l’irraggiungibile bellezza dell’arte e i tortuosi meandri della società, con la brama di riportare alla luce autentici tesori depositari di verità dimenticate. Riflessioni, intuizioni, confessioni dal profondo rimaste inespresse ...

Inviato da: Stefano Andreoli - Diario del sottosuolo
24/12/2009

(VI) Le due vie di una stessa conoscenza

 

(VI a) La saggezza della ragione

 

 

"Si arriva al significato delle cose solo chiamandole con il loro vero nome"

Andrei Rublev, di A.Tarkovskij

 

 

Purtroppo mai come oggi la tendenza predominante, soprattutto nelle università, è quella di trattare la conoscenza e in particolar modo la filosofia (e discipline similari), come una delle tante materie scientifiche che si insegnano per preparare lo studente al mondo della tecnica e della professionalità. Diventano dei mezzi finalizzati a farcirgli la testa di nozioni che parleranno unicamente alla memoria e alla logica. Ma forse si è dimenticato che il ruolo della filosofia è nato innanzitutto per soddisfare un sentimento, la curiosità, e per aiutare l'uomo a conoscere se stesso e migliorarsi. Se si considera tale disciplina solamente come un fine, omettendo la fondamentale funzione che ha sull'individuo e sulle proprie verità interiori, allora si rischia di rimanere bloccati in una prigione invisibile con pareti fatte di termini, nozioni e parole prive di significato.

 

Socrate soleva invitare le persone con cui parlava a curare la propria anima, non solo la propria logica, Wittgenstein diceva che l’unica cosa si può fare per cambiare il mondo è migliorare se stessi.
E allora le discipline come la filosofia non sono di nessuna utilità pratica, se non per l'effetto prodotto sulle menti e sulla vita di coloro che le praticano e studiano. Esse non servono per avere garanzie, certezze e nuovi basi, ma piuttosto per porsi domande, per creare dubbie e incertezze, ovvero il terreno fertile per la nascita di una conoscenza più profonda e maggiore libertà.

La libertà è il bene più prezioso che può raggiungere il filosofo, affermava Platone: la conoscenza infatti permette di suggerire e stimolare nuove possibilità che allargano l'orizzonte della propria mentalità liberandola da pregiudizi, passività e consuetudini. Aumenta la conoscenza della realtà e dell'uomo stesso in quanto diminuisce la sicurezza nei loro riguardi, ma soprattutto scuote il dogmatismo arrogante di coloro che "credono di sapere e invece non sanno nulla" (Socrate) o che utilizzano la conoscenza per fini utilitaristici o interessi personali. L'uomo “pratico", il classico individuo omologato e inserito da buon borghese in società, colui che riconosce principalmente i bisogni materiali, dimentica di fornire altrettanto nutrimento alla mente e se vogliamo allo "spirito". Colui che non è mai entrato nella "regione del dubbio liberatore" (B.Russel) vedrà sempre il mondo e se stesso come qualcosa di scontato, di chiaramente definito, immutabile e probabilmente già determinato e chiuso nel contesto sociale nel quale si trova.

 

Così appare netto il ruolo della conoscenza e in particolar modo della filosofia nello sviluppo critico e cognitivo: ovvero considerare più attentamente quelle incongruenze che possono esistere nei principi, al fine di accettarli solamente quando l'esame critico non ha messo in luce elementi per respingerli. Questo non per arrivare alle conclusioni degli scettici o al vuoto assoluto di Cartesio, eliminando ogni certezza, ma piuttosto per chiedersi continuamente se si conosce tutta la profondità di tutto ciò che si crede di conoscere. Si tratta quindi di spogliare ogni apparente conoscenza per tentare di giungere ad una conoscenza più profonda e autentica, che sia "oltre il velo di Maya" (Schopenhauer).

 

"La vita non mi ha disilluso. Di anno in anno la trovo sempre più ricca, più desiderabile e più misteriosa - da quel giorno che venne da me il grande liberatore, quel pensiero che la vita potrebbe essere un esperimento di chi è volto alla conoscenza - e non un dovere, non una fatalità, non una fede... La vita come mezzo di conoscenza. Con questo principio nel cuore si può non soltanto valorosamente, ma anche gioiosamente vivere e gioiosamente ridere. " F.Nietzsche, da La gaia scienza

 

Ma la vera forza e bellezza della conoscenza consistono proprio nella contemplazione : essa abbraccia ogni cosa in un'unica visione che tende a trovare un'"armonia oggettiva" nel complesso. Essa libera la mente dai meschini scopi personali ed elimina quella divisione apparente tra il sè e la realtà esterna che il più delle volte la si crede unicamente ostile. Solo così l'anima dell'uomo riuscirà a scorgere una nuova profondità e un infinità globale che lo renderanno libero e partecipe di tale bellezza: conservando questa visione anche nella vita di tutti i giorni, allora essa prenderà forma nell'ambito dell'azione e del sentimento. Sarà possibile accorgersi che solo l'amore e la giustizia sono le sfaccettature  di una stessa verità universale racchiusa nell'umanità e che le mura che cingono ogni uomo mettendolo in guerra col resto del mondo, sono solo illusioni prodotte da falsi valori indotti da una società individualistica e competitiva.

 

Le cose possiedono valore e significato solamente rispetto al grado d'attenzione che ognuno vi dedica: tanto più si è riflessivi, meditativi e "recettivi", tanto più si riuscirà a penetrare l'essenza stessa delle cose e quindi, della loro bellezza e significato. Sarebbe un vero peccato vivere non accorgendosi dell'infinita bellezza e significato che la vita contiene e ha da proporci. (Mi viene in mente il film "Il sapore della ciliegia" di Kiarostami, in cui il protagonista alla fine evita di suicidarsi solo per riassaporare il dolce sapore della ciliegia...)

C'è un grande mistero che attornia l'universo intero a partire dall'enigma più complesso che è l'uomo, tentare di scoprirne tutta la profondità scardinando l'arroganza dogmatica che preclude la mente alla speculazione, costituisce per l'uomo il massimo bene.

 

Per quanto sia grande il chiasso che si fa nel mondo per errori e opinioni, devo però rendere giustizia all'umanità avvertendo che gli uomini impigliati in errori e false opinioni non sono poi tanto numerosi come si suppone di solito. Non perchè penso che  riconoscano la verità, ma perchè intorno a quelle dottrine che danno tanto da fare a loro e agli altri non hanno effettivamente nessuna opinione e nessun pensiero. E se infatti uno catechizzasse un poco la più gran parte di tutti i partigiani delle sette del mondo, troverebbe che intorno alle cose sulle quali si impegnano con tanto zelo non hanno personalmente una qualsiasi opinione, e meno ancora avrebbe motivo di credere che l'abbiano accolta in seguito a un esame dei motivi e a un'apparenza di verità; essi invece sono risoluti a tenersi stretti al partito per il quale l'educazione o l'interesse li hanno reclutati e, come i comuni soldati dell'esercito, manifestano il loro zelo e il coraggio secondo le direttive dei loro comandanti, senza indagare mai o soltanto conoscere la causa per la quale combattono. Se il tenore di vita di un uomo indica che non prende affatto sul serio la religione, perchè dovremmo credere che egli si romperà la testa intorno all'ordinamento della Chiesa e si sforzerà di esaminare i fondamenti di questa o quella dottrina. A lui, obbediente a chi lo guida, basta aver pronte la mano e la lingua per sostenere la causa comune e in questo modo fare buona prova presso coloro che gli possono procurare autorità, promozioni e protezione nella società alla quale appartiene. Così gli uomini diventano seguaci e propugnatori di opinioni delle quali non si sono mai convinti, delle quali non sono mai stati proseliti, le quali non sono mai passate per la loro mente. Dunque, benchè non si possa dire che il numero delle opinioni inverosimili e d errate sia nel mondo minore di quanto non sia, è pur certo che ad esse aderiscono in realtà, prendendole erroneamente per verità, meno persone di quanto generalmente non si immagini.

 

Locke, da Saggio sull’intelletto umano

 

 

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