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    <title>Diario del Sottosuolo</title>
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    <pubDate>Wed, 08 Feb 2012 13:02:19 GMT</pubDate>
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      <title>(VIII) Quando è ora di partire...</title>
      <description>&lt;p align="center"&gt;&lt;font size="4" face="Times New Roman"&gt;&lt;strong&gt;&lt;font size="5" color="#990000"&gt;(VIII) Quando è ora di partire...&lt;/font&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align="center"&gt;&lt;font size="4" face="Times New Roman"&gt;&lt;img width="800" vspace="4" hspace="4" height="450" border="7" align="middle" src="/Portals/0/immagini/S1490017.jpg" alt="" /&gt;&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align="center"&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p align="justify"&gt;&lt;font size="4" face="Times New Roman"&gt;&lt;em&gt;“O notte! o  rinfrescanti tenebre! Voi siete per me il segnale di una festa  interiore, siete la liberazione da ogni angoscia! Nella solitudine delle  pianure, nei labirinti di pietra di una grande città, scintillio di  stelle o esplosione di fanali, voi siete il fuoco pirotecnico della dea  Libertà!&lt;br /&gt;
Crepuscolo, come sei dolce e tenero! Le luci rosate che indugiano ancora  all'orizzonte come l'agonia del giorno sotto l'oppressione vittoriosa  della notte, le fiamme dei candelabri che minacciano con un rosso cupo  le ultime glorie del tramonto, i pesanti drappeggi che una mano  invisibile attira dalle profondità dell'Oriente, imitano tutti i  complicati sentimenti che lottano dentro il cuore umano nelle ore  cruciali della vita. &lt;br /&gt;
O potrebbero sembrare le bizzarre vesti di una danzatrice, la cui  trasparenza lascia intravedere, smorzati e velati, gli splendori di un  abito stupendo, come al di sotto del nero presente traspare il passato  delizioso; e le vacillanti stelle d'oro e d'argento di cui è cosparsa la  Notte, rappresentano quei fuochi della fantasia che si accendono  davvero solo nel suo lutto profondo.”&lt;/em&gt;   C.Baudelaire – Lo spleen di Parigi&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align="justify" style="margin-bottom: 0cm"&gt;&lt;font size="4" face="Times New Roman"&gt;Solitamente  si pensa al viaggio come ad una delle tante possibilità estive per  rilassarsi dopo un anno passato ad alienarsi in un grigio ufficio, per  raggiungere finalmente un vero divertimento rifacendosi dalla noia  accumulata faticosamente, o per andarsi a cacciare chissà quali bellezze  nel mondo con la speranza che siano in grado di alleviare qualche  nostro male interiore. Tutto ciò ha a che fare con qualcosa d’esterno,  una meta o un luogo su cui proiettiamo sogni e desideri, dimenticando  però che il viaggio è prima di tutto una lunga e ripida discesa verso  quella che è la parte più profonda di noi stessi. Il viaggio è una  domanda continua che irrompe in un’esistenza intorpidita e distratta e  che obbliga a ripiegarci su noi stessi come del metallo fuso a cui si  tenta con fatica di dare forma. Si direbbe quindi, come suggeriva  Dostoevskij, che più della meta ha valore il percorso intrapreso per  essa: viaggiare significa spezzare violentemente con tutti i costosi  compromessi imposti dal nostro sistema sociale, abbandonare comodità,  abitudini e sicurezze, ritrovare una semplicità nel fare e nel vivere  dimenticata, misurare continuamente se stessi scontrandosi di frequente  con i propri fallimenti e limiti, allargare gli orizzonti della propria  mente attraverso persone e culture di una diversità difficilmente  immaginabile, perdere totalmente le vecchie concezioni di tempo e spazio  per ricrearne di nuove dentro di noi a cui solo ad esse forniremo  totale obbedienza, ritornare ad amare pienamente la vita dopo averla per  lungo tempo solo subita.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align="justify"&gt;&lt;font size="4" face="Times New Roman"&gt;&lt;em&gt;“Spesso  sento che vado in zone lontane del mondo solo per ricordarmi chi sono...  quando ci si priva del proprio ambiente, degli amici, delle abitudini  quotidiane, del frigorifero pieno di cibo, dell'armadio pieno di abiti,  si è costretti a vivere un'esperienza diretta che, inevitabilmente, ci  fa capire chi veramente sta facendo quella esperienza. Non è sempre  comodo, ma rinvigorisce sempre.”&lt;/em&gt;   M.Crichton&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align="justify" style="margin-bottom: 0cm"&gt;&lt;font size="4" face="Times New Roman"&gt;In  un solo mese all’anno si dovrebbe avere la “libertà” di poter svolgere  quello che in realtà è il più grande compito a cui l’uomo è chiamato, la  ricerca e la realizzazione di se stesso, e i pochi che utilizzano il  tempo a disposizione in tal modo, quando non sono invidiati, vengono  accusati di fuggire dall’inevitabile e dogmatica “realtà” quotidiana. Ma  a questo punto vien lecito pensare che non siano invece proprio questi  prosaici benpensanti a fuggire da loro stessi tradendo i propri desideri  e celando vigliaccheria e ottusità dietro a un fatale atteggiamento di  rassegnazione e cieco conformismo.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align="justify"&gt;&lt;font size="4" face="Times New Roman"&gt;&lt;em&gt;“Per mio  conto, io viaggio non per andare da qualche parte, ma per andare e  basta. Viaggio per amore del viaggio. La cosa importante è spostarsi,  sentire più da vicino i bisogni e i sobbalzi della vita; scendere da  questo letto di piume che è la civiltà e trovarsi sotto i piedi il globo  di granito, ricoperto di pietre taglienti.”&lt;/em&gt;   R.L.Stevenson - Viaggio nelle Cèvennes in compagnia di un asino&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align="justify" style="margin-bottom: 0cm"&gt;&lt;font size="4" face="Times New Roman"&gt;Sicuramente  il viaggio non costituisce una tappa obbligata per ognuno, ma io so  solo che se quest’estate fossi restato nel mio solito rifugio in cui  prima o poi si trova come compagna la noia, non avrei respirato la  libertà di praterie infinite dove la terra sembra unirsi al cielo,  ascoltato attentamente la profonda saggezza che esiste solo nel deserto,  goduto di un’amicizia in cui si condivide tutto come fraterni compagni  d’arme, veduto donne talmente belle da far invidia al grano dorato e al  chiarore dei laghi quando il sole è ancora pallido, perduto ogni mia  catena trasportando il necessario su una bici sgangherata ma fedele che  mi ha rimbalzato in ogni angolo di un intero paese, sopportando freddo,  vento e pioggia con accettazione serafica e alla fine del giorno  trovando sempre riparo nell’oscurità amena del bosco. Ma viaggiare non  significa solo piacere, bellezza e idilliaco, anzi, frequenti saranno le  difficoltà quotidiane, i bisogni e i pericoli, la sofferenza fisica da  fame e da stanchezza, lo sconforto provato nella solitudine e nei  fallimenti, la puzza dei propri vestiti logori, le zecche e i  raffreddori perenni da freddo, e tutto ciò che viene riservato a chi  decide di ricevere violentemente l’autentico nettare della vita come uno  schiaffo.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align="justify"&gt;&lt;font size="4" face="Times New Roman"&gt;&lt;em&gt;"Preferisco  la sella al tram e il cielo stellato al soffitto, preferisco il sentiero  oscuro e difficoltoso verso l'ignoto alla strada asfaltata, e la pace  profonda del selvaggio allo scontento generato dalle città"&lt;/em&gt;     E.Ruess – Lettera al fratello Wald &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align="justify" style="margin-bottom: 0cm"&gt;&lt;font size="4" face="Times New Roman"&gt;E  alla fine si scopre qualcosa in tutto questo, qualcosa d’atavico e di  immensamente intenso e stimolante che ci sfida e ci fa raggiungere il  midollo della realtà mostrandocene un valore amplificato quasi sacro…  che non lascia più spazio all’effimero, al noioso e al falso che mi  aspetteranno al ritorno in quell’ambiente che si è soliti chiamar  “casa”.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;
&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;
&lt;p align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;font size="4" face="Times New Roman"&gt;“Lo  incontrai dove le strade s'incrociavano, un uomo con mantello e bastone e  nient'altro, e un velo di pena sul volto. E ci salutammo e gli dissi:  “Vieni nella mia casa, sii mio ospite”.&lt;/font&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;font size="4" face="Times New Roman"&gt;E lui venne.&lt;/font&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;font size="4" face="Times New Roman"&gt;Mia moglie e  i miei figli si fecero incontro a noi sulla soglia, e lui sorrise, e al  loro piacque che fosse venuto. Sedemmo tutti a tavola e gli facemmo  festa, perchè c'era in lui silenzio e mistero.&lt;/font&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;font size="4" face="Times New Roman"&gt;E dopo cena ci radunammo attorno al fuoco e io gli chiesi che parlasse dei suoi vagabondaggi. &lt;/font&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;font size="4" face="Times New Roman"&gt;Molte storie  ci raccontò quella notte e anche il giorno seguente, ma quelle che ora  riferisco nascevano dall'amarezza dei suoi giorni nonostante la sua  benevolenza,e sono storie di polvere e pazienza, sono le storie delle  sue strade&lt;/font&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align="justify"&gt;&lt;font size="4" face="Times New Roman"&gt;&lt;em&gt;E quando se  ne andò, dopo tre giorni, non ci parve che fosse partito un ospite ma  piuttosto che uno di noi fosse rimasto in giardino e dovesse ancora  rientrare.”  &lt;/em&gt; K.Gibran – Il vagabondo&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;</description>
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      <pubDate>Fri, 16 Sep 2011 23:00:00 GMT</pubDate>
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