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martedì 13 novembre 2018
Testimonianze   Riduci
  Riduci

Testimonianze...

Spazio dedicato ad interviste ed esperienze di vita di cercatori...

"A differenza di tutti gli altri esseri animati, da sempre gli uomini hanno guardato le stelle." J.London


Riduci  

Articoli moderati dall'Amministratore prima d'esser pubblicati. L'Indice Testimonianze è consultabile dal menù a sinistra.


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Intervista al dr. Patch Adams

 

Questa è una fiaba e le fiabe sono usate con i bambini per tentare di insegnare, insegnare loro un messaggio importante. Stiamo cercando di usare questa fiaba per spingere le persone a domandarsi: " Quali sono i nostri nuovi vestiti?". Ciò su cui state mentendo a voi stessi.  Quando dici: "Sono una brava persona", ma tratti male gli altri, oppure quando dici:"Voglio la pace!" ma non lavori mai per la pace. Quando dici:"L'ambiente pulito! Voglio l'ambiente pulito!", ma non fai mai nulla. E siamo circondati da questi nuovi vestiti dell'imperatore. E' il motivo per cui così tante persone sono depresse, perchè vivi anno dopo anno in una condizione lavorativa in cui devi mentire perchè il tuo capo è cattivo ma tu devi dire"Oh! Che boss meraviglioso! E il tuo matrimonio è infelice perchè non si parla mai con sincerità l'un l'altro. E tu stesso ti guardi allo specchio e vuoi che le persone pensino che tu sia una bella persona, ma lo sai che sono stronzate! Quindi questo è un seminario per introdurre le persone a questa domanda:" Siete pronti alla verità? Siete pronti per essere reali? Siete pronti, se volete la pace, a lavorare per la pace?" Per esempio, so che molte persone che parteciperanno a questo seminario sono clown volontari. Va bene, è facile fare il clown in ospedale, molto facile, ma siete pronti per farlo nelle strade? Siete pronti a portare questa gioia del clown in ogni momento della vostra vita? Il mio obiettivo, non necessariamente l'obiettivo di questo workshop è questo: voglio un mondo in cui nessuna persona vivente possa ricordare il significato della parola "guerra", dove ci si chiede : "Guerra? Che cos'è? Non comprendo la parola guerra." Così le persone cercano nel dizionario, nei vecchi dizionari perchè nei nuovi non c'è, dato che non esiste la guerra, e quindi trovano: "Guerra: giovani che si uccidono per qualcuno che sta seduto a casa e diventa ricco grazie alla guerra, mentre loro muoiono e uccidono la gente". Nessuno crede che questo sia possibile, quindi il mio obiettivo è questo: le persone si devono chiedere: "Chi sono? Sono sincero verso me stesso? Voglio essere una brava persona per me stesso e per gli altri, per la mia città, per il mio mondo? Sono un bugiardo? Dico qualcosa pechè penso che sia quello che tu vuoi sentirti dire oppure sto dicendo qualcosa che penso proprio in questo momento per me?" E anche quest'orribile convinzione:" Chi sono io? Sono solo una persona! Cosa posso fare?" Lo pensava forse Garibaldi? Lo pensava forse Gramsci? O Fellini, Pasolini, Antonioni, Dante? Pensavano forse: Sono solo una perrsona, non c'è niente che io possa fare? O Bob Marley? Era forse una persona che pensava: "Che posso fare? Canto solo una canzone! Nessuno mi ascolterà!" Vogliamo persone che dicano: "Posso cantare una canzone ed un milione di persone diventeranno persone che amano!"

 

Quindi : la via è la verità?

 
La verità è una cosa complicata. Una persona può costruirsi la "sua" verità. Per Berlusconi la verità è il potere e il denaro, avere il potere sulle persone, avere molti soldi, possedere i media e possedere l'Italia come se fosse un suo giocattolo. Questa è la sua verità, ma mi chiedo quale sia la sua verità quando è seduto, da solo, nella sua stanza. E se pensa: "Ma qualcuno mi ama perchè sono io?" Mi piacerebbe saperlo. C'è una verità universale, penso che esistano verità universali. Dovunque sono stato finora, in 68 paesi, ho chiesto: "C'è qualcosa più importante dell'amore?" Nessuno mi ha mai detto qualcos'altro. Quindi, se non lo insegnamo ai nostri bambini nelle scuole, se non ci pensiamo mai in modo intelligente, e se non ne discutiamo mai con i nostri amici, come fa ad essere la cosa più importante?
 

E questo è ciò che diffondo, la mia vita da dottore, la mia vita da clown, la mia vita da attivista politico, questa è chiaramente la verità: l'amore è la cosa più importante nella vita.

 

Quindi, se questo è vero, il capitalismo non ha verità, la violenza non ha verità, l'ingiustizia non ha verità. La compassione è verità, la generosità è verità, impegnatevi a vivere questa verità, per favore.

 

http://www.patchadams.org/


Inviato @ 13/05/2010 9.36.33 da | COMMENTI (0)


Discorso di Steve Jobs alla Stanford University nel 2005

Sono onorato di essere qui con voi oggi, nel giorno della vostra laurea presso una delle migliori università del mondo. Io non mi sono mai laureato. A dir la verità, questa è l’occasione in cui mi sono di più avvicinato ad un conferimento di titolo accademico. Oggi voglio raccontarvi tre episodi della mia vita. Tutto qui, nulla di speciale. Solo tre storie.
La prima storia parla di “unire i puntini”.
Ho abbandonato gli studi al Reed College dopo sei mesi, ma vi sono rimasto come imbucato per altri diciotto mesi, prima di lasciarlo definitivamente. Allora perchè ho smesso?
Tutto è cominciato prima che io nascessi. La mia madre biologica era laureanda ma ragazza-madre, decise perciò di darmi in adozione. Desiderava ardentemente che io fossi adottato da laureati, così tutto fu approntato affinché ciò avvenisse alla mia nascita da parte di un avvocato e di sua moglie. All’ultimo minuto, appena nato, questi ultimi decisero che avrebbero preferito una femminuccia. Così quelli che poi sarebbero diventati i miei “veri” genitori, che allora si trovavano in una lista d’attesa per l’adozione, furono chiamati nel bel mezzo della notte e venne chiesto loro: “Abbiamo un bimbo, un maschietto, ‘non previsto’; volete adottarlo?”. Risposero: “Certamente”. La mia madre biologica venne a sapere successivamente che mia mamma non aveva mai ottenuto la laurea e che mio padre non si era mai diplomato: per questo si rifiutò di firmare i documenti definitivi per l’adozione. Tornò sulla sua decisione solo qualche mese dopo, quando i miei genitori adottivi le promisero che un giorno sarei andato all’università.
Infine, diciassette anni dopo ci andai. Ingenuamente scelsi un’università che era costosa quanto Stanford, così tutti i risparmi dei miei genitori sarebbero stati spesi per la mia istruzione accademica. Dopo sei mesi, non riuscivo a comprenderne il valore: non avevo idea di cosa avrei fatto nella mia vita e non avevo idea di come l’università mi avrebbe aiutato a scoprirlo. Inoltre, come ho detto, stavo spendendo i soldi che i miei genitori avevano risparmiato per tutta la vita, così decisi di abbandonare, avendo fiducia che tutto sarebbe andato bene lo stesso. OK, ero piuttosto terrorizzato all’epoca, ma guardandomi indietro credo sia stata una delle migliori decisioni che abbia mai preso. Nell’istante in cui abbandonai potei smettere di assistere alle lezioni obbligatorie e cominciai a seguire quelle che mi sembravano interessanti.
Non era tutto così romantico al tempo. Non avevo una stanza nel dormitorio, perciò dormivo sul pavimento delle camere dei miei amici; portavo indietro i vuoti delle bottiglie di coca-cola per raccogliere quei cinque cent di deposito che mi avrebbero permesso di comprarmi da mangiare; ogni domenica camminavo per sette miglia attraverso la città per avere l’unico pasto decente nella settimana presso il tempio Hare Krishna. Ma mi piaceva. Gran parte delle cose che trovai sulla mia strada per caso o grazie all’intuizione in quel periodo si sono rivelate inestimabili più avanti. Lasciate che vi faccia un esempio:
il Reed College a quel tempo offriva probabilmente i migliori corsi di calligrafia del paese. Nel campus ogni poster, ogni etichetta su ogni cassetto, erano scritti in splendida calligrafia. Siccome avevo abbandonato i miei studi ‘ufficiali’e pertanto non dovevo seguire le classi da piano studi, decisi di seguire un corso di calligrafia per imparare come riprodurre quanto di bello visto là attorno. Ho imparato dei caratteri serif e sans serif, a come variare la spaziatura tra differenti combinazioni di lettere, e che cosa rende la migliore tipografia così grande. Era bellissimo, antico e così artisticamente delicato che la scienza non avrebbe potuto ‘catturarlo’, e trovavo ciò affascinante.
Nulla di tutto questo sembrava avere speranza di applicazione pratica nella mia vita, ma dieci anni dopo, quando stavamo progettando il primo computer Machintosh, mi tornò utile. Progettammo così il Mac: era il primo computer dalla bella tipografia. Se non avessi abbandonato gli studi, il Mac non avrebbe avuto multipli caratteri e font spazialmente proporzionate. E se Windows non avesse copiato il Mac, nessun personal computer ora le avrebbe. Se non avessi abbandonato, se non fossi incappato in quel corso di calligrafia, i computer oggi non avrebbero quella splendida tipografia che ora possiedono. Certamente non era possibile all’epoca ‘unire i puntini’e avere un quadro di cosa sarebbe successo, ma tutto diventò molto chiaro guardandosi alle spalle dieci anni dopo.
Vi ripeto, non potete sperare di unire i puntini guardando avanti, potete farlo solo guardandovi alle spalle: dovete quindi avere fiducia che, nel futuro, i puntini che ora vi paiono senza senso possano in qualche modo unirsi nel futuro. Dovete credere in qualcosa: il vostro ombelico, il vostro karma, la vostra vita, il vostro destino, chiamatelo come volete... questo approccio non mi ha mai lasciato a terra, e ha fatto la differenza nella mia vita.
La mia seconda storia parla di amore e di perdita.
Fui molto fortunato - ho trovato cosa mi piacesse fare nella vita piuttosto in fretta. Io e Woz fondammo la Apple nel garage dei miei genitori quando avevo appena vent’anni. Abbiamo lavorato duro, e in dieci anni Apple è cresciuta da noi due soli in un garage sino ad una compagnia da due miliardi di dollari con oltre quattromila dipendenti. Avevamo appena rilasciato la nostra migliore creazione - il Macintosh - un anno prima, e avevo appena compiuto trent’anni... quando venni licenziato. Come può una persona essere licenziata da una Società che ha fondato? Beh, quando Apple si sviluppò assumemmo una persona - che pensavamo fosse di grande talento - per dirigere la compagnia con me, e per il primo anno le cose andarono bene. In seguito però le nostre visioni sul futuro cominciarono a divergere finché non ci scontrammo. Quando successe, il nostro Consiglio di Amministrazione si schierò con lui. Così a trent’anni ero a spasso. E in maniera plateale. Ciò che aveva focalizzato la mia intera vita adulta non c’era più, e tutto questo fu devastante.
Non avevo la benché minima idea di cosa avrei fatto, per qualche mese. Sentivo di aver tradito la precedente generazione di imprenditori, che avevo lasciato cadere il testimone che mi era stato passato. Mi incontrai con David Packard e Bob Noyce e provai a scusarmi per aver mandato all’aria tutto così malamente: era stato un vero fallimento pubblico, e arrivai addirittura a pensare di andarmene dalla Silicon Valley. Ma qualcosa cominciò a farsi strada dentro me: amavo ancora quello che avevo fatto, e ciò che era successo alla Apple non aveva cambiato questo di un nulla. Ero stato rifiutato, ma ero ancora innamorato. Così decisi di ricominciare.
Non potevo accorgermene allora, ma venne fuori che essere licenziato dalla Apple era la cosa migliore che mi sarebbe potuta capitare. La pesantezza del successo fu sostituita dalla soavità di essere di nuovo un iniziatore, mi rese libero di entrare in uno dei periodi più creativi della mia vita.
Nei cinque anni successivi fondai una Società chiamata NeXT, un’altra chiamata Pixar, e mi innamorai di una splendida ragazza che sarebbe diventata mia moglie. La Pixar produsse il primo film di animazione interamente creato al computer, Toy Story, ed è ora lo studio di animazione di maggior successo nel mondo. In una mirabile successione di accadimenti, Apple comprò NeXT, ritornai in Apple e la tecnologia che sviluppammo alla NeXT è nel cuore dell’attuale rinascimento di Apple. E io e Laurene abbiamo una splendida famiglia insieme.
Sono abbastanza sicuro che niente di tutto questo mi sarebbe accaduto se non fossi stato licenziato dalla Apple. Fu una medicina con un saporaccio, ma presumo che ‘il paziente’ne avesse bisogno. Ogni tanto la vita vi colpisce sulla testa con un mattone. Non perdete la fiducia, però. Sono convinto che l’unica cosa che mi ha aiutato ad andare avanti sia stato l’amore per ciò che facevo. Dovete trovare le vostre passioni, e questo è vero tanto per il/la vostro/a findanzato/a che per il vostro lavoro. Il vostro lavoro occuperà una parte rilevante delle vostre vite, e l’unico modo per esserne davvero soddisfatti sarà fare un gran bel lavoro. E l’unico modo di fare un gran bel lavoro è amare quello che fate. Se non avete ancora trovato ciò che fa per voi, continuate a cercare, non fermatevi, come capita per le faccende di cuore, saprete di averlo trovato non appena ce l’avrete davanti. E, come le grandi storie d’amore, diventerà sempre meglio col passare degli anni. Quindi continuate a cercare finché non lo trovate. Non accontentatevi.
La mia terza storia parla della morte.
Quando avevo diciassette anni, ho letto una citazione che recitava: “Se vivi ogni giorno come se fosse l’ultimo, uno di questi c’avrai azzeccato”. Mi fece una gran impressione, e da quel momento, per i successivi trentatrè anni, mi sono guardato allo specchio ogni giorno e mi sono chiesto: “Se oggi fosse l’ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quello che sto per fare oggi?”. E ogni volta che la risposta era “No” per troppi giorni consecutivi, sapevo di dover cambiare qualcosa.
Ricordare che sarei morto presto è stato lo strumento più utile che abbia mai trovato per aiutarmi nel fare le scelte importanti nella vita. Perché quasi tutto - tutte le aspettative esteriori, l’orgoglio, la paura e l’imbarazzo per il fallimento - sono cose che scivolano via di fronte alla morte, lasciando solamente ciò che è davvero importante. Ricordarvi che state per morire è il miglior modo per evitare la trappola rappresentata dalla convinzione che abbiate qualcosa da perdere. Siete già nudi. Non c’è ragione perché non seguiate il vostro cuore.
Un anno fa mi è stato diagnosticato un cancro. Effettuai una scansione alle sette e trenta del mattino, e mostrava chiaramente un tumore nel mio pancreas. Fino ad allora non sapevo nemmeno cosa fosse un pancreas. I dottori mi dissero che con ogni probabilità era un tipo di cancro incurabile, e avevo un’aspettativa di vita non superiore ai tre-sei mesi. Il mio dottore mi consigliò di tornare a casa ‘a sistemare i miei affari’, che è un modo per i medici di dirti di prepararti a morire. Significa che devi cercare di dire ai tuoi figli tutto quello che avresti potuto nei successivi dieci anni in pochi mesi. Significa che devi fare in modo che tutto sia a posto, così da rendere la cosa più semplice per la tua famiglia. Significa che devi pronunciare i tuoi ‘addio’.
Ho vissuto con quella spada di Damocle per tutto il giorno. In seguito quella sera ho fatto una biopsia, dove mi infilarono una sonda nella gola, attraverso il mio stomaco fin dentro l’intestino, inserirono una sonda nel pancreas e prelevarono alcune cellule del tumore. Ero in anestesia totale, ma mia moglie, che era lì, mi disse che quando videro le cellule al microscopio, i dottori cominciarono a gridare perché venne fuori che si trattava una forma molto rara di cancro curabile attraverso la chirurgia. Così mi sono operato e ora sto bene.
Questa è stata la volta in cui mi sono trovato più vicino alla morte, e spero lo sia per molti decenni ancora. Essendoci passato, posso dirvi ora qualcosa con maggiore certezza rispetto a quando la morte per me era solo un puro concetto intellettuale:
Nessuno vuole morire. Anche le persone che desiderano andare in paradiso non vogliono morire per andarci. E nonostante tutto la morte rappresenta l’unica destinazione che noi tutti condividiamo, nessuno è mai sfuggito ad essa. Questo perché è come dovrebbe essere: la Morte è la migliore invenzione della Vita. E’ l’agente di cambio della Vita: fa piazza pulita del vecchio per aprire la strada al nuovo. Ora come ora ‘il nuovo’ siete voi, ma un giorno non troppo lontano da oggi, gradualmente diventerete ‘il vecchio’e sarete messi da parte. Mi dispiace essere così drammatico, ma è pressappoco la verità.
Il vostro tempo è limitato, perciò non sprecatelo vivendo la vita di qualcun’altro. Non rimanete intrappolati nei dogmi, che vi porteranno a vivere secondo il pensiero di altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui zittisca la vostra voce interiore. E, ancora più importante, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione: loro vi guideranno in qualche modo nel conoscere cosa veramente vorrete diventare. Tutto il resto è secondario.
Quando ero giovane, c’era una pubblicazione splendida che si chiamava The whole Earth catalog, che è stata una delle bibbie della mia generazione. Fu creata da Steward Brand, non molto distante da qui, a Menlo Park, e costui apportò ad essa il suo senso poetico della vita. Era la fine degli anni Sessanta, prima dei personal computer, ed era fatto tutto con le macchine da scrivere, le forbici e le fotocamere polaroid: era una specie di Google formato volume, trentacinque anni prima che Google venisse fuori. Era idealista, e pieno di concetti chiari e nozioni speciali.
Steward e il suo team pubblicarono diversi numeri di The whole Earth catalog, e quando concluse il suo tempo, fecero uscire il numero finale. Era la metà degli anni Settanta e io avevo pressappoco la vostra età. Nella quarta di copertina del numero finale c’era una fotografia di una strada di campagna nel primo mattino, del tipo che potete trovare facendo autostop se siete dei tipi così avventurosi. Sotto, le seguenti parole: “Siate affamati. Siate folli”. Era il loro addio, e ho sperato sempre questo per me. Ora, nel giorno della vostra laurea, pronti nel cominciare una nuova avventura, auguro questo a voi.

Steve Jobs


Inviato @ 11/09/2011 2.21.28 da | COMMENTI (0)


Quando è ora di partire...

Stamattina mi sono svegliato presto e sono stato delle ore a pensare sul divano guardando i libri universitari sullo scaffale. Osservandoli mi sono ricordato delle ore che ho passato chino sulle parole sottolineate dei libri e gli schemi contorti nei quaderni, e con una certa nostalgia ho pensato a quanto mi abbia fatto crescere quel misero anno da studente e quante immagini ne ho ricavato per andare a migliorare il corpo dei miei racconti. Poi davanti a me ho visto un bivio: uno portava all'età di ventisette anni in cui avrei finito gli studi e il corso da barman, perchè, con la flemma che ho con i libri e l'esigenza di scrivere che mi porta via un po’ di tempo, ho immaginato che mi ci sarebbero voluti almeno altri tre anni per arrivare alla laurea. La strada a destra invece portava a un Sebastiano in giro per il mondo, spaventato da tutti e da tutto ma la cui mente si allargava a dismisura giorno dopo giorno, ed erano tanti gli incontri e gli scontri che faceva con la realtà, e altrettante le delusioni e le gioie. Cosa voglio più di ogni altra cosa, mi sono chiesto. E ho iniziato a rifletterci, scoprendo che non era affatto facile, perchè avevo così paura a trovare una soluzione che la mia mente iniziava un perverso processo di associazioni di idee che mi portavano su altri lidi, e smettevo di pensare al problema. Così mi sono posto un'altra domanda per cercare di fare ordine dentro di me: se scopro qual è la mia priorità assoluta nella vita, forse sarà tutto più facile. La mia priorità la conosco bene, è la scrittura. Non un semplice passatempo, e forse neanche una passione, qualcosa insomma di indefinibile che, per spiegarlo a parole, potrebbe essere paragonato a una sorta di meditazione. Ecco, la scrittura, bene, questa è la mia priorità, ora mi conosco meglio, se conosco la mia priorità organizzerò la mia vita in maniera tale che sarà la mia vita ad adattarsi alla scrittura, e non il contrario. Ok, questo è un primo passo, ho individuato cosa non cambierei mai nella mia vita, bene. Ora bisogna fare un secondo lavoro: allontanare dalla mia calotta cranica tutti quei visi di persone a me care che mi consigliano cosa fare della mia vita, perchè c'è solo una persona che mi è maestra, risiede nel mio cuore ed è installata nel mio petto e nessuno può portarmela via. Una volta esiliate le voci che ti sussurrano consigli è bene ascoltarsi con grande attenzione e cura, accarezzarsi anche se si vuole, l'importante è essere indulgenti con se stessi, perchè si sta passando un momento delicato in cui si stanno decidendo le proprie sorti. Ora  che c’è silenzio si può iniziare il secondo lavoro: guardare bene i due sentieri, sapere a grandi linee dove conducono e capire se quella meta è la nostra o è stata stabilita da altri per noi. Voglio veramente arrivare fin lì? E se non sapessi bene poi cosa mi aspetta?

A questo punto bisogna abbandonare le paure che ci si aggrappano alle tempie e farsi coraggio, mettendo in conto che ogni scelta importante che si fa è comunque un rischio. In entrambi i sentieri che ci si parano davanti, infatti, le perdite e le vittorie sono presenti in eguale misura. Ti racconterò cosa ho pensato per me questa mattina, dopo essermi lasciato guidare più dalla razionalità che dall’istinto, e forse nelle mie parole ci troverai anche un po’ di te: “Il ragazzo che sono è leggermente in ritardo sulla tabella di marcia ma non è ancora troppo tardi. Se parto ora avrò al massimo dieci anni in cui il mio corpo e spirito saranno ancora prestanti poi dovrò mettere radici per risposarmi. Nel caso posticipassi ulteriormente la partenza ci sarebbe il rischio di un legame, l’unica cosa che potrebbe davvero farmi rimanere, perciò è meglio che la mia necessità di toccare con mano il mondo si consumi prima che ciò accada. La vita è solo una, nella tomba di sicuro non mi porterò la mia ragazza, e tutto il sapere accumulato sarà cibo per i vermi quando assaporeranno la mia materia grigia. Se c’è una cosa che mi chiama da quando sono piccolo con una voce così prorompente quasi come fosse figlia del tuono allora io devo andare, perché in confronto le altre voci sono flebili come cicale in una notte d’estate. Nulla può fermarmi se non divento cieco. E se trovassi mai una ragazza innamorata di me, se il suo sarà un amore maturo mi lascerà libero oppure mi seguirà. Se invece mi volesse tenere con sé nonostante nei miei occhi vedesse inquietudine, mi farò forza e partirò. La vita che mi si prospetta non sarà un eden, gli eden non esistono, non sono così ingenuo da pensare che se partirò troverò la gioia infinita, no, questo no, sono cresciuto, non sono una bambino sognatore, e non ho mai neanche creduto che una vita in giro per il globo sia un ripiego da inetto/rinunciatario che non riesce a genuflettersi davanti a prof o datori di lavoro. No. Ogni uomo nasce con esigenze innate, poche eh, non dico mica molte, ma quella poche meritano di essere respirate a pieni polmoni, come se si respirasse l’alba in una gelida mattina d’inverno. A questo punto non bisogna più raccontarsi balla, buttarsi o non buttarsi, altre scelte non ci sono. Ora l’ho capito col cuore, ora lo, lo vedo, i miei occhi si sono purificati. Credo che lo studio abbia più a che fare con l’età matura che con la giovinezza, per questo che molti rinunciano, perché si sentono forti e non sanno che farsene della vita preconfezionata che li vuole incapsulare.

Perché la natura avrebbe dovuto farci così forti da giovani? Ovvio, per sfruttare questa forza. Dopo aver toccato con mano il mondo, avere camminato sui deserti e sulle metropoli, avere solcato i mari ed avere superato i pericoli, il ragazzo consuma le sue energie, e deve fare ritorno nel posto in cui è nato, nel suo porto sepolto, per riprendere in mano i libri che da giovane lo hanno ispirato e in essi constatare che le cose che ha visto sono effettivamente reali, esistenti, concrete, chiudendo così il cerchio di significato della sua vita. Il giovane si illumina con i suoi eroi che tanto tempo fa scrivevano libbre di fogli tutte per lui (perché gli scrittori amano i giovani più di qualsiasi altra cosa), parte per diventare una montagna, torna per prepararsi alla vecchiaia. Questa è la mia concezione di vita. Prima si fa il balzo, e dopo si atterra. Prima si va nella savana, poi dopo si ha il diritto di avere una vita tranquilla, ma non prima che i propri occhi siano pieni di belle cicatrici, testimonianze di realtà vissute. E adesso che guardo meglio i libri dell’università, mi sembrano diventati giocattoli con cui mi sollazzavo fino a poco tempo fa, quando questi pensieri non mi attraversavano ancora la mente.

 

Sebastiano


Inviato @ 25/08/2010 11.37.24 da musashi2004@libero.it | COMMENTI (0)


Testimonianza da una pittrice

Dai nove ai tredici anni ho frequentato un corso propedeutico per fare conoscere ed amare l'arte ai bambini. Corso fortemente voluto e diretto da maestri molto motivati. Dalla musica alla pittura, dalla recitazione alla danza. L'idea del corso piacque tanto e artisti di talento aderirono con grande passione ed entusiasmo. Io ho seguito due corsi tenuti da due pittori di tendenze opposte, ma dotati di altrettanto talento, bravura ed esperienza. Il maestro Piccinato, amante di paesaggi e di angeli caratteristici, usava colori tenui con tenacia classica. Le sue opere sono delicate, leggere, quasi trasparenti.

 

Il maestro Patuzzo invece, geniale, creativo, irruento, applicava tecniche differenti e mi spronò a esprimere tutto ciò che il mio cuore sentiva usando qualsiasi tecnica. Quest'ultimo maestro è stato determinante nella mia formazione artistica trasmettendomi un grande amore per i colori brillanti che creano contrasto e luminosità e mostrano ferma decisione e volontà.

Nei primi anni 60, tutti gli allievi del corso parteciparono a Tokyo, ciascuno con un lavoro, ad una esposizione internazionale di giovani artisti. Venni premiata, 1° posto, per una natura morta raffigurante un vecchio ferro da stiro e un bricco di rame. Fu un premio inaspettato che mi colpì profondamente. Per volere paterno mi diplomai in ragioneria, ma l'anno successivo iniziai a frequentare il Liceo Artistico serale di Verona dove conseguii il diploma con onore un mese prima di sposarmi. Il matrimonio tuttavia, mi portò a seguire un'altra strada: amministratrice aziendale e madre di famiglia.

Per lunghi anni non ho più toccato pennelli e tele. Poi, dopo un lungo e travagliato momento di buio, d'un tratto, nel maggio del 2009, ho ripreso a dipingere riesumando dalla memoria gli antichi ricordi di tecnica pittorica. Forse perchè viaggiando molto, in passato in aereo poi in camper in viaggi sempre più impegnativi, sono stata colpita dagli aspetti etnici dei mondi che visitavo.

Mongolia, Siberia, Russia, quasi tutti i paesi del Centro Asia fino a Samarcanda: quindi Iran, America meridionale e centrale, India, Australia e Africa. E qui sono stata contagiata dal "mal d'Africa". In camper ho l'opportunità di stare a stretto contatto con la gene comune che si prodiga il cuore per dare consigli e suggerimenti. Con queste persone riesco ad instaurare semplici conversazioni e rapporti umani sinceri. Mi regalano esperienze di vita autentiche, uniche, indimenticabili. Il mio stile dunque, che definirei etnico, è molto influenzato dal ricordo di tali incontri, dal vissuto con quelle persone e dai sentimenti che arricchiscono il mio animo modificandolo. I colori brillanti che faccio miei, li rubo dal colpo d'occhio dei mercati orientali. Memorizzo i toni e le sfumature e li riproduco nei miei lavori. I mercati che mi affascinano di più e di cui ho tanta nostalgia, sono il suk turkmeno di Ashgabat e quello uzbeko di Samarcanda. Grandissimi, offrono un tripudio di colori e di umanità, un accanito fervore di contrattazione in un andirivieni entusiasmante di folla. In allegria e semplicità.

Dai colori dei mercanti al calore dei tramonti. Dall'Uluru australiano ai deserti dell'Africa. Sono sempre deserti: rossi, bianchi, neri o di cristallo. Ho incominciato ad amarli e a ricordarli con molta nostalgia. Nel deserto mi sento bene. Mi rigenero l'anima. Dormire sotto quei cieli stellati mi fa provare emozioni intense. Riesco a guardarmi dentro e riflettere libera senza condizionamenti. Solo io e le stelle.

Oggi ho ripreso a dipingere. Dipingo molto, sempre. Solo così riesco a estraniarmi dall'affanno del mondo moderno e volo libera come una farfalla con la fantasia. Amo creare e riprodurre quel che ho nel cuore per sentirmi appagata. Non so se lo faccio per recuperare il tanto, troppo, tempo perso senza la pittura o solo per trasmettere l'emozione dei miei viaggi. Non lo so neppure io. So solo che ho bisogno di usare colori e pennelli per esprimere ricordi, sentimenti e voglia di vivere. Prediligo i volti delle persone anziane, i vecchi, perchè penso che nulla più delle rughe solcano il loro volto possa testimoniare meglio i dolori e le gioie dell'esistenza. Cioè la vita.

Marisol


Inviato @ 18/08/2010 12.45.43 da | COMMENTI (0)


La micropolitica...

Occupandosi di temi di sostenibilità, a volte si ha la sensazione fuorviante, che tutto proceda in quel verso e cioè che il mondo abbia preso la direzione della sostenibilità, della giustizia sociale e della pace. L'unica cosa certa è che la consapevolezza aumenta  in maniera proporzionata all'orrore che stiamo vivendo. C'è una reazione quindi.
Il cammino comunque sarà lunghissimo ma amo molto pensare che "all'inatteso un dio apre la strada"
Ciò che conforta è conoscere una gioventù "altra", sono convinta che quando il cambio di generazione sarà completato, si metterà in atto un cambiamento che sposterà realmente il mondo verso qualcosa di nuovo e totalmente diverso. Le maggiori difficoltà stanno nel trovare i luoghi d' incontro, che rimangono comunque un punto fondamentale per concretizzare progetti e scambi.

Ma quello che mi sembra interessante è l'idea della micro politica, come già accennavo. Non credo ci si possa ancora affidare alle grandi narrazioni che hanno dominato il ventesimo secolo. Non esiste una soluzione, esistono tuttavia molti modi che ci aiutano a tirare avanti...
Ho ripreso in mano nell'ultimo periodo le lezioni americane "sei proposte per il terzo millennio" di Calvino, ho trovato nelle parole da lui utilizzate nel 1985 molte affinità alle problematiche che si sono aperte in questo periodo: esattezza, leggerezza, rapidità, visibilità, molteplicità. L'applicazione alla letteratura è indistinguibile dall'applicazione alla vita, che per Calvino sono sempre state la medesima cosa. E' stato di una preveggenza straordinaria!
Io l'ho tradotto così: Oggi non possiamo prescindere dall'esattezza e dalla rapidità nell'agire visto che ci confrontiamo con la tecnologia, la leggerezza è ciò a cui dobbiamo aspirare affinché la nostra impronta non nuoccia le generazioni future, la visibilità intesa come visione del mondo è indispensabile per comprenderlo, ed infine la molteplicità annulla il dominio del pensiero dominante... Così si fa per dire naturalmente.

Alba

 


Inviato @ 13/05/2010 12.04.42 da | COMMENTI (0)


Una parola da Giorgio G.

 

Che aggiungere? Potrei provare a vedere insieme, e separati, gli ideali, intesi come legittime aspirazioni del proprio modo d'essere e di intendere il vivere e ciò che ci offre la realtà, con le sue opportunità, ostacoli, occasioni, fortune e sfortune. 

Se è arricchente, e "religioso",  dare il senso alla vita cercando di farne un poema armonioso, od anche una semplice e bella melodia, non bisogna disarmare di fronte alle avversità, casuali e non, tenendo conto che la realtà, laddove non può può essere modificata, va accettata per quella che è. Ma con l'impegno per il nostro coraggio di dire NO a ciò che aggredisce la nostra dignità, la nostra scala di valori , la nostra morale vissuta concretamente.
Che fare quando le nostre più dirette aspirazioni, della mente, dell'anima, del nostro intelletto, non trovano immediata e diretta possibilità di essere vissute? Dimenticarle,in una sofferenza che, anche se appartentemente cancellata, non ci lascerà mai? Considerarle inattuabili perchè frutto di ideali da "anima bella" che non può vivere in questo mondo? Arrendersi, ragionando sulla incomunicabilità tra la terra, la realtà, ed il cilo, lo spirito?

Per mia esperienza vissuta vi dirò che se per vivere bisogna scendere ad un compromesso con la realtà (compromesso non certo della coscienza ma di solo immediata attuazione del nostro programma di vita) senza dimenticare le nostre istanze più preziose, quelle che ci fanno diversi e che sono proprie del nostro modo d'essere persone. Viverle ancora, in parallelo ad una realtà che ci penalizza ma non ci annulla, viverle con una personale armonia che trova tempi, luoghi e persone più appropriate. Se "IO" sono così, se per vivere devo concordare un patto con la realtà, il mio "IO" continua ad essere secondo le vibrazioni, progetti, pensieri e sentimenti che lo fanno proprio.

Prima o poi trarrete giovamento interiore, ed anche soddisfazione nella realtà, dalla vostra paziente, laboriosa , ma ricca di speranza, attesa.

A me è capitato, raccogliendo i frutti del forzato adattamento ma anche le soddisfazioni, mie e del mio prossimo, di un mio modo d'eesere che oltre al vivere in terra necessitava di azzurre trascendenze.

Vi abbraccio e sono sicuro che ce la farete. Non può essere altrimenti.
Da appassionato studioso del colore, vi auguro un futuro tutto dipinto dei colori che più amate, perchè vostri.

Giorgio

Inviato @ 13/05/2010 9.36.33 da | COMMENTI (0)


Una parola da Walter Filz

Mangiando una piadina semi-fredda, di notte, in un bar milanese, tra una festa peruviana al piano di sotto e un grande schermo che trasmetteva la partita del giorno, mi è capitato di leggere i vostri articoli e non ho potuto fare a meno di scrivervi. Ho 40 anni, sono sposato,  ho un figlio di 4 anni e vivo nella provincia di Milano. Sarà che vent'anni fa anch'io vagabondavo per le strade d'Europa  e dormivo sulle panchine, sarà che anch'io non ho mai smesso di studiare e cercare, sarà che spesso, per il lavoro che faccio, mi ritrovo davanti giovani sempre più vuoti, ma le vostre lettere mi hanno fatto una gran tenerezza. Menomale mi sono detto! anche se rari, giovani che ancora sognano ci sono! Il sogno, la speranza sono la vostra/nostra unica salvezza!

 

" è più facile governare chi non crede in niente" diceva qualcuno pertanto penso che dal potere, dalle televisioni ecc è bene non aspettarsi un gran che...

 

C'è un rischio però in tutto questo e mi sento di mettervi in guardia:  che il sogno non resti tale altrimenti con tempo si trasforma prima in frustrazione e poi in rassegnazione. 

 

E' necessario trasformare il sogno in pratica quotidiana, in lavoro, in disciplina, in ricerca della Conoscenza. Nel vostro studiare e cercare vi accorgerete di qualcosa che manca al mondo, qualcosa a cui voi tenete in modo speciale, qualcosa che deriva dalla vostra storia personale,  quello sarà il vostro contributo per il Pianeta e l'Umanità. Io ho iniziato a occuparmi di biodiversità negli anni novanta, quando non interessava  a nessuno, ora a distanza di 15 anni ci mantengo (quasi) la famiglia. Certo non è facile, sempre sul filo del rasoio e senza mai mollare ma, almeno per me, non c'è altra soluzione.

 

Ottima la citazione di Nietzsche a cui mi permetto di aggiungere che è necessario seguire "un sentiero che abbia un cuore" e quando uno trova il suo, trova anche il cuore degli altri, di coloro che sono come lui. Ogni cosa va al suo posto, anche il malavitoso, il governo o la scuola che serve a (quasi) niente, ogni cosa ha ragione di esistere per quello che è, e uno lo capisce sono dopo che ha trovato chi è lui e cosa ci sta a fare sul pianeta.

 

Con i migliori saluti

Walter Filz


Inviato @ 13/05/2010 9.36.33 da | COMMENTI (0)


Testimonianza... di un "anima vecchia"...

 

"...  ora sono proprio qui da loro, dai miei "cari genitori". Sì, proprio quelli che al posto di mandarmi in una scuola musicale o linguistica all'eta di 15 anni, mi hanno iscritta all' istitutto tecnico dove ho passato 4 anni in totale depressione. Appena diventata magiorenne, ho preso i bagagli e sono andata via in cerca di me stessa. Ho passato molti anni all'estero ( infatti non so più cosa sia estero per me, sono stata ormai ovunque) e nel mentre li contattavo sempre, comunque sono i miei "genitori" (adottivi). Ma ogni volta che andavo a trovarli magari per Natale, mi sentivo dire che sono uno zero, un'incapace e che non ce la farei senza di loro.

Mi dispiace e mi pesa sia sentirlo che dirlo, ma li odio. Non li supporto, neanche capisco la loro mentalità o ignoranza, o non so come diavolo definirla questa loro natura. E che ipocrisia quando si mettono a parlarmi dell'amore che provano per me e di come mi hanno tolto dalla merda. Egoisti anche, se fossero stati capaci di avere un loro bambino non credo si sarebbero messi a cercarne un altro negli orfanotrofi... Puo darsi che mi sbaglio ma io la vedo cosi e sono stufa di giustificare la loro freddezza e menefreghismo e sono stanca di sentirmi "all'estero" anche "a casa"...

Beh, ora sono tornata da loro, non ci eravamo visti da 2 anni. Mi sento come una barbona a casa. In una casa di 3 piani in cui vivono solamente 2 persone e non c'è spazio per me. Non l'ho mai avuta una mia camera, i miei bagagli stanno per terra nella valigia e in scatole di cartone. Cavolo che fatica decidere a leggere un libro, prima che lo trovo e lo levo da una delle scatole mi passa la voglia. 

Stasera ho chiesto loro una cameretta nel piano terra che usano come magazzino, per dormire li e/o almeno disporre i miei bagagli, toglierli dalle scatole e le valigie e ordinarli un po', giusto per essere in grado di trovare ciò che cerco nel momento in cui mi serve senza passare mezz'ora per trovare un paio di scarpe. Dio Santo, quanti dei miei vecchi libri che avevo lasciato, ho trovato nella mansarda fuori uso, pieni di polvere in una scatola di cartone come sempre. Che rabbia che mi scatta, IO I MIEI LIBRI ME LI SONO SUDATI con 12-16 ore di lavoro al giorno in giro per il mondo!!!

Parlo 7 lingue, le ho imparate da sola, scrivo e non riesco a finire il mio libro linguistico perche ho sempre lavorato12 ore al giorno, un lavoro che odiavo ma che mi permetteva di mantenermi. Mi sento un gran talento e canto anche benissimo, ma cio che mi ammazza è che ho le mani legate per cantare, scrivere e chi sa fare traduzioni. Senza una laurea nessuno mi ha mai presa a lavorare e cosi ora sono arrivata a servire la gente ricca e sopportare delle umiliazioni (facevo la stewardess o hostess di bordo).

L'Università è sempre stata un sogno per me. Magari potessi iscrivermi e magari era possibile non aver lavorato cosi tanto. I miei genitori non mi hanno mai aiutata per studiare e ancora meno moralmente. Ho cominciato a lavorare a 18, ma mi sfruttavano e se non ero d'accordo di fare quelle ore, mi mostravano la porta. Lo stesso mi accadeva fino ad'oggi. Con la disoccupazione che c'è, se non mi va, mi mandano via subito ed io per i miseri 1000 euro mi spaccavo completamente. Di conseguenza ora non ci sto con la salute. Io sarei felice anche di 8 ore, ma chi è che ti paga oggi per lavoro di 8 ore. Basta che ho un lavoro dignitoso con orario normale e che non mi succhia il sangue, sarei ben felice. Il resto con calma so come farlo. Sul mio contratto però c'è sempre stato scritto 48 ore settimanali CCNL, ma nel momento in cui ho detto al mio ex capo che non mi va piu di farne il doppio perchè semplicemente non ce la faccio, ho perso il lavoro. Sono andata in giro per gli alberghi e ho lasciato il mio CV. Prendono solo apprendiste perchè meno tasse e stipendi che ti bastano per le "caramelle in tasca" . Sennò per me fare la receptionista 8 ore andava benissimo perchè  potevo usare le lingue straniere e mi rimaneva tempo per continuare a studiarle come fino ad'oggi da autodidatta. Basta solo avere il tempo da scrivere e finire il mio libro che nella mia testa è geniale. Il mio sistema è vincente perch'è semplice e ha lo scopo di non fregare nessuno, ma di dare una conoscenza. Ti sei mai chiesto perche i libri che trovi nelle librerie siano assai complicate? Certo che c'è qualcuno che ci guadagna facendo corsi privati e libri complicati... mi prendo la responsabilità di garantire che entro 4 mesi usando il mio "albero linguistico" un essere umano senza deviazionni cerebrali, parlerà fluentemente la lingua straniera che ha scelto.

Ho molte passioni. A parte le lingue e il canto, adoravo suonare il pianoforte e dipingere. Ho imparato a rassegnarmi, ma anni fa non poter toccare la tastiera o le spazzole mi faceva impazzire veramente. Togli l'arte di un artista e lascialo, rimane un vegetale. Vorrei fare una mia libreria multilingua con un piccolo bar all'interno. Ti siedi, ti bevi la spremuta per esempio e ti leggi il libro che hai scelto e/o lo compri. A parte i libri che ti insegnano le lingue straniere, ci saranno tanti altri che parleranno di yoga, meditazione, della creazione della vita nel suo totale, dell' esistenza umana ecc ecc . E ci saranno libri per tutte le nazionalità. Poter fare un CD con  le mie canzoni che parlano di fratellanza e eternità sarà in più.

Nel tempo libero, vorrei mettermi nel giardino (se ce l'avrò il giardino) a fare delle sculture. Fino a poco tempo fa disegnavo con l'ago e tessuti. Ne ho qualche bel quadro. Adoro anche disegnare sui mobili vecchi e sui tegamini con il fondo nero all'esterno-quelli che sono quasi da buttare, li faccio rivivere e diventare oggetti d'arte. Mi è sempre piaciuto creare da niente qualcosa, come per esempio delle lampadine fatte con le "coppette" di metallo nelle quali mettono le piccole candele. Sai quelle piccolline piccolline che una volta finite, butti sta parte di metallo che io chiamo coppetta perchè nn so come chiamarla.

Anche adesso, visto che sto arrivando a zero con i soldi, dovrò prendere una lavoro di merda. Ma io non voglio continuare a fare la cameriera o l'assistente domestica nelle case dei ricchi. Gli anni passano ed io non riesco a far fiorire i miei talenti. Economicamente nn ho niente, un bel portatile, i miei vestiti e tanti libri con i quali ho girato il mondo. E' questo il problema, come mettermi a pensare a come far fiorire i miei talenti quando prima devo pensare dove vivere, che mangiare e come pagare l'affitto. Ora però ho detto basta e sono arrivata un po' dai miei a riprendermi e decidere che fare. Ho detto basta alle cose che non voglio fare per dar spazio a quelle che il mio cuore vuole fare.  Sono sicura che una via d'uscità mi sarà indicata dal Divino da cui sono parte anche io.  Vedo il senso nella mia vita nell'aiutare gli altri.

La felicità è nella semplicità,avere un posto da vivere, lavorare nel modo equilibrato e fare le cose che ti piaccono ma i bastardi straricchi ci trattano come schiavi. Solo la curiosità che succederà se rimango viva mi impedisce di terminare la mia esistenza. Ma poi, mi sembra un po' da vigliacchi, Dio mi vuole quà e la vita è un dono e un apprendimento. Io per esempio ho imparato ad essere umile, paziente, compassionevole, generosa, insomma umana." V.


Inviato @ 13/05/2010 9.36.33 da | COMMENTI (0)


Un Nuovo Anno

Ecco, siamo al 31 dicembre del 2009 e tra meno di due ore entreremo nel 2010. Io sono con la mia "famiglia" indirettamente. Me ne sto da sola con il mio portatile (meno male ce l'ho) in una camera e tutta la famiglia nel salotto. Una catena di persone intorno al tavolo. Qualche paio d'occhi d'ipocriti che esprimono una cosa ma le quali labbra ne dicono un'altra. Io mi sono preparata un insalatone e un risotto a parte (se ne stanno ancora li sul banco in cucina) ma mi è passata la fame. Che bello ragazzi, tornare a casa dopo tanti anni e passare il Natale e il Capodanno con "la propria famiglia". Ora sono sul balcone e "conto" le stelle. C'è il plenilunio. Ho espresso due desideri: il primo vincere 250 000 euro dalla lotteria e il secondo, che Dio mi tenga sempre lontana da loro e che questa sia l'ultima volta che li vedo. Non sono sicura se il karma esiste ma se cosi fosse ed io dovevo superare una prova, essere capita in questa famiglia, voglio dire all'Universo che non ce la faccio più. Non era Gesù che diceva che Dio non dà a nessuno più di quello che può supportare? Ma caro Gesù, dì al tuo Padre Santo che la sua figliola, Vera, non riesce a superare la prova, non ce la fa più. Io parlo a Dio in tutte le lingue che conosco, ma non so in quale mi ascolta. E se è ovunque, se è il Tutto, se già conosce i miei pensieri prima che li so io, perchè essendo un Dio non fa qualcosa? Per me rimane ancora tutto un mistero...

E' arrivata un'ospite e ha chiesto come mai me ne sto sul terrazzo. Mia madre ha detto con sorriso che preferisco star da sola. Cavolo se mi sarebbe piaciuto stare in compagnia, ma nessuno mi ha invitata, non c'è manco un posto sul tavolo per me. Anni fa sarei entrata a dire a quest'ospite che non ero invitata affatto, che dimostrano più amore verso il cane che verso di me, ma oggi sono adulta e abbastanza intelligente per non creare casini. La verità è che sono anche molto stanca e non ho nessuna voglia di sentire urla e offese. Lo sappiamo che valgo zero per loro, ma dallo zero nasce l'uno... Sono sola ma stranamente non mi sento sola affatto. C'è tutto il mondo con me.

Oh, ragazzi, è arrivato il Nuovo Anno Siamo già 2010 ed io sono molto felice di averlo passato con voi Che Dio vi benedica ed anche me con voi.

Buon anno felice al creatore di questo sito meraviglioso, cosi reale e profondo, grazie Stefano, Buon Anno! Oh,mi vengono le lacrime, si infatti piango già, ma in quest'istante sono felice, veramente...

Vera- un'anima vecchia

P.S Grazie Stefano di aver creato quel sito cosi sensato, profondo e spirituale (guai però se dici la parola spirituale nel mio paese, ti considerano appartenente ad una setta. Ma che s.......e, manco in Africa sono cosi degradati...)


Inviato @ 13/05/2010 9.36.33 da | COMMENTI (0)


Dadrim

 

 

dal blog di Dadrim http://www.dadrim.org/

Testimonianza molto significativa

(1a) Domanda: "Volevo solo chiederti se puoi parlare un po' di te, della tua storia, per cercare di capire meglio chi sei? Non ti ho mai sentito parlare del tuo passato".

(1a) Dadrim ha risposto: Chi sono, mi chiedi? Ma che importanza ha? Non stiamo mica facendo affari insieme. In quel caso capisco che la gente si preoccupi di sapere con chi ha a che fare, con chi sta mettendo in comune i propri soldi. Nonostante, anche in questo caso, la storia passata di un uomo non credo certo possa essere la garanzia assoluta di nulla.

Sai come dice il detto: sono le occasioni che fanno l'uomo ladro. E se quell'uomo in passato non ha mai avuto occasioni? La sua fedina penale è pulita, certo, ma come fai a sapere se anche il suo cuore è limpido e sincero usando come unico metro di giudizio le sue azioni passate.

Dobbiamo imparare a vedere dentro gli sguardi delle persone. Dobbiamo ritrovare il coraggio di guardarci dritti negli occhi. Gli occhi sono lo specchio dell'anima dicevano i vecchi, vero?

Ma noi oggi i vecchi non li ascoltiamo più. Cosa ce ne facciamo di gente che non è più produttiva! Tutta roba da buttare! Che tristezza, vero? Come è più che vero che la gente non si guarda più negli occhi, perchè è più intenta a valutare una persona dalla macchina che guida, dai vestiti che porta o da altre sciocchezze del genere. Che tristezza, ancora, dico io!

Vuoi sapere chi sono io? Guardami negli occhi e scopri che non ho alcun secondo fine nelle mie parole. Qui non si fanno affari! Qui stiamo solo condividendo dei pensieri, delle esperienze, senza alcuna meta al di là del tentativo di crescere assieme e di scoprire se possa esistere un modo diverso di vivere. Almeno per me è così! Per te com'è?

(1b) Domanda: "Ritieni d'essere un illuminato o roba del genere".

(1b) Risposta: Illuminato, santo, maestro, guida, sono tutti paroloni altisonanti che generano, solo a dirli, dipendenza, riverenza, gigantismi vari, limitazioni del proprio libero giudizio. Sai.., se sono al cospetto di un illuminato io posso anche non pensare più! Se poi questo mi dice pure che io sbaglio, ecco che allora è finita davvero. No, niente illuminati, solo donne e uomini che possono essere sereni e vivere in pace come sino ad ora non lo si era mai immaginato. Se poi questo significa essere illuminati a me sta bene. Sono illuminato!!! Ma come la mettiamo poi con tutti quei momenti in cui mi sento da buttare e non ho nemmeno voglia di scendere dal letto. No, no, non sono un illuminato e neanche una santo. E allora cosa sono. Mio dio non lo so! Chi sono?

E se non avessi una risposta? Tu cosa ne penseresti? Se non lo sapessi? Ma poi, tu vieni qui e mi chiedi chi sono, mi chiedi se sono illuminato, vuoi saper del mio passato, ma tu lo sai chi sei?.... Salti fuori con queste domande, all'improvviso, mi metti in confusione e poi magari tu sei la prima a non sapere chi sei! Allora... chi sei... forza! (Non viene data alcuna risposta)

Non lo sai? E pretendi di scoprirlo venendo a chiedere a me chi sono io? E' come se uno andasse dal suo vicino di casa per chiedergli se sa dove sono finite le sue mutande. E certe domande è sempre meglio non farle perchè magari quello risponde: "No, mi dispiace. Dove tu metti le mutande non te lo so dire, ma posso dirti dove le mette tua moglie se vuoi?"

L'unico modo che hai per scoprire chi sono io veramente suppongo sia comprendere prima chi sei tu. Allora saprai chi sono io, chi sono tutte queste persone che ci circondano e, infine, cos'è questa misteriosa esistenza di cui facciamo parte, perchè sono certo che l'anima che fa battere il tuo cuore è la stessa anima che muove l'universo intero.

(2)Domanda: "Ti sarebbe possibile riassumere in poche parole l'essenza del tuo pensiero, per uno come me che ti ascolta per la prima volta".

(2)Dadrim ha risposto: Mi chiedi se sia possibile riassumerti in poche parole il mio pensiero. No! È impossibile. Mi hai fatto una domanda a cui è impossibile rispondere. Posso riassumerti il mio pensiero in poche parole?...

Qui non siamo agli esami di maturità, non dobbiamo leggere i bignami di filosofia perché tra due giorni c'è l'interrogazione e durante tutto l'anno abbiamo sempre creduto che Eraclito fosse il nome di una marca di assorbenti (risate generali)...  Battute a parte, ho notato che molti tendono a fare questa domanda quando sentono qualcuno parlare di spiritualità, filosofia o cose del genere.

Credo che nella mente di troppe persone si sia ormai radicato un pensiero alquanto pericoloso: "per tutto ciò che non riguarda soldi, carriera e successo non vale la pena spendere troppo tempo". Non sto dicendo che questo sia il tuo caso. Questo lo sai solo tu. Ma credo che per tanti si possa dire che ciò è vero.

Rifletti un po' su alcune cose. Andresti da un fisico a chiedergli se ti può riassumere in poche parole anni di studio e fatica spesi nel tentativo di apprendere le leggi del cosmo? Non credo, altrimenti saresti folle. Oppure, andresti da un pianista a chiedergli se può riassumerti in poche note le canzoni che ha composto in una vita? Credo meno ancora, non ti pare?

E allora perché quando una persona parla dell'animo umano, della ricerca interiore e del significato ultimo delle nostre vite c'è sempre qualcuno che salta fuori con queste domande? Se vai ad ascoltare una conferenza di economia, e magri paghi per partecipare, non credi che alla fine dell'incontro ti verrebbero domande ben più interessate e utili del chiedere: mi scusi l'ho ascoltata per un po', ma ora ho fretta, mi può riassumere in due parole il succo del suo pensiero?

La fretta e la superficialità non aiutano la comprensione di nulla, figuriamoci se possono servire a comprendere la nostra mente, le nostre emozioni e le nostre vite, che sono i fenomeni più complessi e rilevanti in assoluto, non credi?   


Il mio pensiero non è un'equazione matematica, non vuole comunicare dei concetti fine a se stessi. Le mie parole sono più simili a delle indicazioni stradali, sono dei rimandi ad una dimensione che esiste nascosta in noi, quella che io chiamo la dimensione dell'Essere.

Pertanto, con la tua domanda è come se avessi chiesto a un topografo di riassumerti in poche parole il senso delle sue carte geografiche. È una domanda insensata, capisci?

La carta geografica non ha alcun senso in sé, ma trova valore unicamente se tu la usi per raggiungere un luogo, per andare di persona, con tutto te stesso, in una terra lontana e sconosciuta. Ecco, il mio pensiero è simile a una carta geografica, niente di più.

L'unico modo che hai per comprendere ciò che dico è seguire le mie distanze per cercare di capire se la meta che intravedi in lontananza è di tuo gradimento. Fine.   

Voglio comunque tentare di darti una risposta, cercando di comunicarti cosa ritengo indispensabile affinchè un uomo pensi liberamente e non facendoti il riassuntino di un ipotetico mio pensiero, così magari la volta prossima vieni con pazienza e voglia di confrontarti veramente.

Io vedo che ogni uomo racchiude in potenza un'innata capacità di discernimento e un innato bisogno di ricevere e dare amore e libertà, ma ciò che è solo in potenza non sempre giunge a maturazione. Credo quindi fondamentale stimolare percorsi capaci di favorire il pieno e naturale sviluppo della persona, sottolineando che un'assoluta e particolare cura va ovviamente data ai bambini, dato che sono gli unici a non essere stati ancora rovinati da questa nostra "cultura" malata!   
 
Inoltre, so per certo che ogni forma di pensiero acritico, irragionevole e dogmatico ostacola enormemente la possibilità della spontanea fioritura di quell'unicità che contraddistingue ognuno di noi.  

Pertanto concludo dicendoti che il mio pensiero non è riconducibile ad alcuna ideologia politica, chiesa, setta, religione istituzionalizzata o gruppo organizzato. Non si fonda su alcun dogma, verità rivelata o tramandata.

La mia visione delle cose è unicamente frutto dell'innata capacità, insita in ogni individuo, di riconoscere in se stesso e negli altri il Bene, la Verità e la Libertà attraverso la ragione, il dialogo, il confronto, in poche parole: "attraverso il pieno esercizio della Coscienza!" 

Io non parlo di verità assolute ma condivido unicamente esperienze e riflessioni discutibili!  


Se ascoltando quel che dico intravedi qualcosa che può avere un significato per la tua vita, allora proviamo a fare un po' di strada insieme. Se invece la tua ragione e la tua coscienza non si sentono toccate, bene! Tu continua lungo la tua strada, io procedo per la mia, e chissà, magri un giorno ci ritroviamo, venendo così a scoprire che entrambe le nostre vie portavano alla stessa meta. Sai che ridere!!

(3) Domanda: "Potresti raccontare quali furono le circostanze che ti spinsero a intraprendere un cammino spirituale?"

(3) Dadrim ha risposto: Potrei raccontare brevemente quali furono le circostanze che diversi anni fa mi portarono ad intraprendere un’accurata indagine sull’animo umano, e pertanto, in prima istanza, su me stesso. Credo che il ripercorrere quei tempi, in cui muovevo i miei primi passi spinto dalla sensazione di vivere prigioniero d’una specie d’incantesimo, potrebbe essere d'aiuto e conforto per tutti coloro che oggi si trovano nelle mie medesime condizioni d’allora……

In quegli anni avevo praticamente tutto: amici, famiglia, interessi, svaghi, divertimenti. C'era tutto! Avevo il pacchetto completo di quel che usualmente è considerato indispensabile per trascorrere una vita serena: non mi mancava nulla. Ma fra tutte queste cose ve ne era una che molti spesso non hanno o non vogliono proprio avere. Avevo tempo per pensare, guardare, riflettere e rimanere un po’ solo con me stesso. Non che lo volessi, ma forse per semplice pigrizia mi capitava di preferire il divano alla confusione dei locali nel fine settimana, o la terrazza di casa alle frenetiche settimane di metà agosto.

Fu proprio durante quei momenti di solitudine che iniziai a percepire qualcosa in me che chiedeva la mia attenzione, e nonostante cercassi di riaccodarmi, silenzioso e disciplinato, lungo la “comune” via, il cicalare che sentivo tutto intorno a me si era ormai fatto così palesemente grottesco da non permettermi più di tornare a dormire. Come dicevo, il caso mi concesse, lunghi tempi morti, ore di solitudine, d’immobilità, che probabilmente andarono a spezzare quell’altrimenti meccanico e perpetuo movimento che m’ero abituato a chiamare vita.

Durante quelle pause mi capitava di confrontarmi con pensieri che già altre volte mi avevano fatto visita, ma mai cosi vividi e persistenti. Certo, erano tutte cose che già sapevo, ma prima d’allora erano sempre state solo sterili notizie, eventi lontani, mai qualcosa di così reale, vicino, se non addirittura intimo e personale.

Iniziai a sentire tutta la violenza, la paura e il dolore che mi circondavano e penetravano. Dietro i sorrisi e le frasi di rito che cristallizzano i nostri rapporti iniziavo a scorgere il vuoto e la solitudine interiore delle persone.

Iniziai a vedere in modo chiaro e diretto come tutti noi viviamo presi all’amo da ideali e desideri privi d’ogni significato. Mentre passeggiavo per le strade venivo nauseato dalla banale volgarità di tutte quelle immagini di corpi nudi stampati su cartelloni ingrigiti dallo smog. Sfogliando, al bar, il giornale della mia città,  rimanevo stupito, quando, dalla notizia di uno stupro, girando pagina, si passava alle pubblicità di una serie interminabile di locali per lo spogliarello. Non potevo far a meno di chiedermi come fosse possibile non comprendere la connessione degli eventi.

Mentre rimanevo così, in disparte, silenzioso fra i miei pensieri, l’idiozia delle cose si faceva, giorno dopo giorno, sempre più invadente, persistente, sfacciata. Iniziavo a vivere tutto ciò come un esplicito insulto all’intelligenza e alla bellezza che l’essere umano racchiude in sé in potenza. Guardando i gatti che giocavano a rincorrersi fra le spighe di grano nel campo sotto casa, percepivo quasi un senso d’invidia tanto mi apparivano più eleganti, sensibili e sereni della maggior parte di noi uomini.

Fu così che in quel periodo qualcosa in me iniziò a cambiare, sino a farmi capire d’esser sempre vissuto come un morto fra una moltitudine di sonnambuli. Quella sensazione di disagio e irrequietudine che da sempre aveva mormorato timidamente in me, ad un tratto iniziò a gridare furiosa. L’evidenza dei fatti era sempre stata di fronte ai miei occhi, ma sino ad allora non ero mai stato pronto ad accettarla (...).

(...)Consumiamo e sprechiamo più dei tre quarti del pianeta, e già tronfi e gonfi più del possibile siamo anche capaci di prenderci alla gola per sottrarci l’ultima fetta di pane stando seduti ad una tavola che tracima d’ogni bene. Televisioni, quotidiani, riviste, radio e tutti quegli organi che paradossalmente chiamiamo d’informazione, mentre tutto questo accade, non trovavano niente di meglio che l’occuparsi della vita sessuale di qualcuno, delle quisquiglie dell’ultima gazzarra parlamentare o dei tristi quanto inutili retroscena di un omicidio. Parlano del grasso che cresce sui sederi delle persone, di barche e yacht, alberghi di lusso, vini e ristoranti per milionari, mentre noi stiamo li a ingurgitare tutto, seduti su divani imbottiti di rate, protetti da case che saranno di proprietà d’una banca per i prossimi trenta anni. Ci comportiamo come se abitassimo in un altro pianeta, come se le grida di tutti coloro che in questo istante vengono uccisi, violentati, torturati, strappati dalle proprie famiglie non dipendessero anche dalle nostre scelte, dai nostri stili di vita, da quel che accettiamo di credere e sostenere o da quel che continuamente proviamo a negare.

Ci siamo lasciati completamente inebetire e derubare d’ogni tempo necessario per riflettere, pensare, discutere. Non siamo più capaci d’alcuna empatia?

Abbiamo mai provato a calarci per un secondo, con il cuore e la mente, in ciò che può provare un madre mentre micidiali macchine di morte sorvolano i luoghi dove fino a ieri portava il suo bambino a giocare? Rimaniamo ipnotizzati dalle parole di quegli imbonitori televisivi che abbiamo ancora il coraggio di chiamare giornalisti e quasi ci scappa un applauso mentre vediamo scorrere alla tv immagini di soldati che fanno irruzione in una casa. Siamo ormai divenuti totalmente incapaci di distinguere il falso dal vero, la vita dalla morte, l’amore dall’odio, i film dalla realtà? Credo sia giunto il momento di smetterla di attribuire le colpe ad altri. Politici, giornali, multinazionali: sono sempre loro i responsabili. Ma noi un’intelligenza e una volontà non le abbiamo più? Noi siamo i consumatori, noi gli elettori, noi i genitori, gli insegnanti, i lavoratori. Noi siamo parte di tutto questo, responsabili quanto chi agisce deplorevolmente in prima persona perché gli siamo sempre accanto, ma con lo sguardo rivolto altrove. Questa è omertà, questa è mafia, una mafia dell’anima, e noi tutti ne facciamo parte, anche se è così consolante raccontarsi che tutto accade sempre in una sorta di non luogo, dove ovviamente noi non siamo mai. Ma non è forse che quel non luogo sia proprio dentro di noi?(...).

(...)A malincuore devo dirvi, amici miei, che lungo il mio cammino trovo sempre più uomini che non posso dire vivi, ma che non posso nemmeno chiamare morti. Sembra che fra noi umani si sia diffusa una specie d'epidemia capace di spegnere la vita delle persone prima che la morte abbia bussato alle loro porte.

Credo che questo "Male" sia cresciuto attraverso i secoli assumendo forme sempre differenti, senza far troppo rumore, riuscendo così a rimanere nascosto. Se a questo "Male" voi foste immuni, avrete già inteso ciò di cui sto parlando, perché sono proprio quelli ancor capaci di sentire, che pienamente comprendono la miseria di coloro che non sono nemmeno coscienti del loro soffrire. Attraverso questi incontri vorrei condividere con voi, amici miei, la ricerca che iniziai il giorno in cui mi resi conto dell’esistenza di questo inganno, augurandomi che in queste mie parole possiate trovare la luce di un faro capace di orientarvi anche nelle notti più scure (...).

(...)Tutto ciò che dico cerco sempre di esprimerlo, per quanto ne sono capace, nel modo più chiaro e semplice possibile, perché intravedo quanto semplice e chiara sia la natura stessa della verità. Ma le parole semplici sono anche le più difficili da trovare, perchè nascono solo quando si è pronti a guardare la realtà delle cose, dentro e fuori di noi.  Sarà altrimenti inevitabile che le menzogne e le paure, che si nascondono in noi, rendano confuso e bugiardo il nostro stesso ragionare. Il più delle volte, infatti, se ascoltiamo con attenzione, scopriamo come dietro ad eruditi discorsi e complesse argomentazioni si nascondano solo sconnessi e banali concetti. In molte altre occasioni ci accorgeremo, invece, come le parole più famigliari e belle siano usate unicamente per celare le più infami menzogne.

Pertanto dobbiamo esser sempre estremamente accorti proprio a quei discorsi che gli uomini del nostro tempo ritengono giusti, morali, virtuosi o chissà cos’altro, perchè ciò che è scontato nessuno lo mette mai in dubbio, per questo l’inganno vi costruisce sempre il suo rifugio! (...). 


Inviato @ 13/05/2010 9.36.33 da | COMMENTI (0)


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